Rete Arcobaleno - Benevento eco-solidale
Coordinamento delle associazioni ambientaliste
e dei comitati civici della provincia di Benevento
Al Presidente della
Provincia di Benevento
Rocca dei Rettori – Piazza Castello
82100 Benevento
OGGETTO: Osservazioni al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.).
Dopo aver partecipato, il 19 novembre scorso, presso la Rocca dei Rettori, all'incontro pubblico di presentazione del PTCP, in cui abbiamo sottoposto sinteticamente alcune richieste della Rete delle Associazioni Ambientaliste e dei Comitati Civici della provincia (Rete Arcobaleno – Benevento eco-solidale), con la presente nota intendiamo formalizzare alcune osservazioni.
Nel corso dell'incontro del 19 novembre, abbiamo già espresso il nostro netto dissenso rispetto alla previsione nel piano della realizzazione della piattaforma logistica prevista in Contrada Olivola, in quanto infrastruttura che riteniamo espressione di un sistema economico in dissolvimento. Inoltre, abbiamo chiesto attenzione rispetto alla previsione di piccoli impianti a biomasse e relative filiere, che erano previsti anche nel piano energetico provinciale (impianti che noi vorremmo evitare, o almeno limitare a potenze non superiori ad 1 MWe), e abbiamo espresso perplessità rispetto ai campi fotovoltaici su terreno, impianti che dovrebbero essere realizzati solo sugli edifici esistenti.
Anche per quanto riguarda la regolamentazione dei campi eolici, chiediamo che in ogni comune, e quindi su tutto il territorio provinciale, non siano rilasciate autorizzazioni oltre un certo numero di torri eoliche per ettaro di territorio, tenendo conto anche di quelle già realizzate. Il fabbisogno di energia di molte zone, infatti, risulta già ampiamente soddisfatto dai numerosi già realizzati, che spesso restano inattivi.
Un'altra osservazione che sottoponiamo all'attenzione della Provincia, riguarda la nuova linea ad alta tensione di collegamento con la Puglia che sembra essere prevista dalla società Terna. Ove non sia possibile eliminare questa infrastruttura, chiediamo di individuare dei corridoi di servizi già esistenti dove la linea aerea possa attraversare il territorio riducendo gli impatti visivi ed ambientali. Per esempio potrebbe essere sfruttato il tracciato della linea ferroviaria Benevento - Foggia, che già ha un impatto non indifferente. In generale, per le linee elettriche ad alta tensione dovrebbe essere comunque privilegiato l'interramento, e tutte le infrastrutture di collegamento dovrebbero utilizzare tracciati già esistenti, evitando altre deturpazioni del paesaggio.
A nostro avviso, la tutela dell'ambiente, della biodiversità, del paesaggio, e dell'economia basata sull'agricoltura e sul turismo di qualità devono essere il principale obiettivo di ogni strumento di pianificazione territoriale, e pertanto, ove possibile e necessario, chiediamo di integrare i documenti di piano con strumenti per:
la tutela attiva degli ecosistemi fluviali e lacustri (acque, fasce boscate, terreni agricoli, ecc.), che non siano solo indicazioni di vincoli ("corridoi ecologici"), e la definizione di strategie gestionali con il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste e la previsione di un organismo/ufficio di gestione/supervisione delle aree della rete Natura 2000 (SIC e ZPS);
l'individuazione di boschi di pregio e di aree da rimboschire con essenze autoctone, non solo di montagna ma per tutti i vari ambienti/ecosistemi (pianura, collina, zone umide, ...), per aumentare la biodiversità complessiva provinciale;
l'individuazione delle vie di percolato, percorsi che, in aggiunta ai corridoi ecologici, consentono alle specie animali di raggiungere, da terra, i vari luoghi della nostra provincia o regione senza ostacoli come strade o agglomerati urbani;
la mappatura dei sentieri naturalistici-ecologici e di aree per la realizzazione di siti geologici ed archeologici universitari nelle zone di interesse;
l'individuazione delle zone in cui sono presenti vecchie discariche in cui, accertati i livelli di inquinamento, disporre la modifica della destinazione d'uso;
la previsione di aree in cui realizzare isole ecologiche, punti di stoccaggio per il recupero di materia secondaria dai rifiuti e piccoli impianti di compostaggio dimensionati per non più di 15 000 abitanti.
In generale, chiediamo di rendere ancora più rigide le indicazioni del piano finalizzate a tutelare i terreni agricoli e di limitare il consumo di suolo per nuove costruzioni e per nuove zone di espansione, in presenza di vani per residenza già in eccesso rispetto alle esigenze, e di migliaia di strutture produttive già realizzate in tutto il territorio provinciale, soprattutto nel corso degli ultimi 20 anni, e in gran parte in abbandono.
Altro obiettivo che va perseguito è il recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente, privilegiando l'edilizia di qualità ed il miglioramento energetico.
In proposito, riteniamo utile segnalare che la Rete Arcobaleno di Benevento aderisce alla Campagna Nazionale “Stop al Consumo di Territorio”, una campagna d'opinione, nata nel dicembre 2008, alla quale aderiscono attualmente oltre 40 000 cittadine e cittadini e circa 250 tra associazioni e comitati locali, e raccomandiamo di valutare con attenzione le argomentazioni e le proposte di tale associazione.
La campagna si propone di bloccare il consumo di suolo, proponendo di recuperare il patrimonio edilizio esistente e limitando l'occupazione con nuove costruzioni, se veramente necessarie, alle sole aree già urbanizzate, senza prevedere ulteriori espansioni, e inoltre promuove la cura, la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio, degli edifici e del patrimonio storico e artistico. Queste politiche, che riprendono gli impegni assunti dal nostro Paese con la sottoscrizione della Convenzione Europea del Paesaggio, possono essere peraltro un ottimo volano virtuoso per l'economia, aprendo centinaia di cantieri che salvaguardino non solo il patrimonio naturale e le bellezze del nostro paese, ma la vita stessa dei cittadini.
D'altra parte, l'art. 9 della Costituzione Italiana così recita: La Repubblica (…) tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. I padri costituenti ci hanno quindi assegnato un chiaro compito: adottare precauzioni per difendere e salvaguardare un bene comune, non riproducibile e non mercificabile quale è il territorio.
A maggior ragione, dopo aver nuovamente dovuto osservare, anche negli ultimi giorni, le immagini sempre più frequenti di terribili colate di fango che cancellano vite umane e trascinano a valle i sacrifici di tanti lavoratori, disastri che sono sempre conseguenza delle colate di cemento che sigillano il territorio e deturpano il paesaggio, non possiamo non chiedere con forza che il P.C.T.P., in fase di approvazione da parte della nostra Provincia, richiami le amministrazioni comunali che dovranno redigere o adeguare i rispettivi PP.UU.CC. a limitare il consumo di suolo, valutando con estrema attenzione i reali fabbisogni delle popolazioni rispetto ai volumi già edificati, sia per esigenze abitative che per le attività terziarie e produttive, ponendo la massima attenzione alla sicurezza delle popolazioni in relazione al rischio idrogeologico.
Concludiamo con una sintesi delle raccomandazioni già sottoposte all'attenzione dell'amministrazione comunale di Benevento nell'ambito della procedura di approvazione del P.U.C.
“Chiediamo che si dia priorità assoluta alla tutela del territorio e delle sue emergenze naturalistiche, storiche ed archeologiche, ed alla salvaguardia dell’ambiente e della qualità di vita quotidiana come attrattore di flussi turistici, e che si ponga la massima attenzione alla tutela della vocazione rurale ed ambientale del territorio.
Il recente sviluppo del turismo nelle aree interne della Campania, che potrà garantire nei prossimi anni il sostentamento economico delle nostre Comunità, se sapremo preservare le risorse del territorio, deriva dal bisogno, sempre più diffuso, di fruire, non solo dei tanti siti di rilevanza artistico/archeologica, ma soprattutto dei luoghi diffusi che, con la loro qualità di vita quotidiana, consentono al visitatore l’opportunità di permanere per più volte e per periodi più prolungati nei territori delle zone interne, non ancora soffocati da edilizia e cementificazione selvaggia.
Il turista sta maturando la necessità di individuare mete che non siano da consumare una tantum, ma che diano l’opportunità di interagire in modo più concreto, continuativo e relazionale con il territorio che li ospita.
Per queste motivazioni, siamo convinti che debba essere incentivata la qualità di vita percepibile, dal cittadino e quindi dal visitatore, preservando soprattutto la vocazione rurale del nostro territorio.
Inoltre è necessario non cadere nella tentazione di suddividere il territorio in aree specializzate: archeologiche, aggregative, verdi, residenziali, commerciali, amministrative. Una vivibilità quotidiana richiede che tutte le funzioni siano non centralizzate, ma diffuse, per quanto possibile.
Per conservare ed incentivare ulteriormente i flussi turistici è quindi obbligatorio tutelare il paesaggio agrario e le connotazioni naturalistiche quotidiane che caratterizzano ancora il nostro territorio.
Sono numerosi gli esempi, purtroppo anche nella nostra provincia, di agglomerati urbani che soffrono la mancanza di quel paesaggio agrario che, realizzando un filtro tra una località e l’altra, è capace di rigenerare la qualità ambientale dei centri abitati. E’ fondamentale che i turisti che si recano nelle nostre zone non riscontrino la stessa sgradevolezza che vogliono sfuggire rivolgendosi al nostro territorio: strade di collegamento corredate di quelle strutture commerciali extraurbane che, cancellando, allo sguardo, il paesaggio agrario, tendono a trasformare una cittadina, con una sua identità, in una città (o conurbazione) senza fine e senza confine con le altre località.
L’isolamento, che, nel secolo scorso ha caratterizzato le aree interne della Campania, aveva costituito un limite allo sviluppo che ora, nel XXI secolo, col senno di poi, sta risultando essere un vantaggio competitivo, in termini di risorse identitarie ed economiche.
E l’attuale crisi dei sistemi di scala sta favorendo ancora di più i piccoli centri e le aree rurali.
Negli ultimi quindici anni, le industrie europee hanno espulso il 30% della classe operaia. La crescita demografica delle aree metropolitane ha toccato il suo culmine e, negli ultimi quindici anni, si assiste ad una inversione di tendenza che vede la crescita dei piccoli centri, a scapito delle grandi città.
La popolazione mondiale, già ora oltre i 6,5 miliardi, crescendo al ritmo di 84 milioni di individui annui, nel giro di pochi anni, giungerà alla preoccupante cifra di 8 miliardi. A quel punto, non basteranno tutti i terreni coltivabili del pianeta per soddisfare la domanda alimentare della popolazione mondiale. E l’Italia ha il dovere di preservare un minimo di autonomia in questo senso, salvaguardando dalle speculazioni edilizie i terreni agricoli, soprattutto quelli più fertili e ricchi.
Su 32 000 aziende beneventane, 14 500 sono aziende agricole: quando l'economia di scala, tipica della produzione industriale e della grande distribuzione, è in recessione, le aree, come il Sannio, non industrializzate e a bassa densità demografica, sono quelle più avvantaggiate per agganciare quell'economia che, basata sulla filiera corta, sulla sicurezza agroalimentare, sul turismo ambientale e culturale, costituisce l'unico comparto in espansione nel XXI secolo.
Il mondo vedrà emergere, come protagonisti del XXI secolo, la provincia e i piccoli centri: casseforti di biodiversità e di vivibilità che, con il loro modello di sviluppo, hanno conservato, a dispetto delle omologanti aree metropolitane, un'identità e un'economia reale.
Chiediamo quindi di non inseguire una strategia votata al massimo della cementificazione e dell’infrastrutturazione, che sono la causa della perdita della vocazione ambientale e rurale, a danno dell’indotto turistico e agroalimentare (che costituisce l’unica attività imprenditoriale che non sta subendo la crisi economica globale). Ciò stravolgerebbe la nostra identità rurale e sociale, dilapidando un patrimonio che costituisce, per il prossimo futuro, un fattore di crescita e di benessere che poche altre realtà possono vantare.
Stiamo assistendo ad un cambiamento epocale che comporterà, in tutto il mondo, l'adozione di un nuovo modello di sviluppo: gli amministratori di oggi si trovano nella posizione di assumersi la responsabilità del futuro delle proprie comunità”, e ciò vale anche e soprattutto per la redazione degli strumenti di pianificazione territoriale sovracomunale, che devono dettare disposizioni di carattere che consentano di indirizzare adeguatamente, ed in modo omogeneo, il futuro sviluppo sociale ed economico della nostra provincia.
Pierluigi Santillo
venerdì 25 febbraio 2011
domenica 26 dicembre 2010
sabato 19 giugno 2010
A Saramago ... e a Noi.
Ieri è morto José Saramago, uno degli scrittori contemporanei che più mi hanno appassionato negli ultimi anni.
Sono addolorato per la scomparsa di un uomo che ho apprezzato attraverso alcuni suoi libri (Cecità, il Vangelo secondo Gesù Cristo, Saggio sulla lucidità, il Quaderno), ma mi consola che ancora potrò godere della sua arte attraverso i molti suoi scritti che ancora potrò leggere.
Uno dei temi ricorrenti, nei libri di Saramago, è la capacità, comunque, dell'uomo, di essere altruista, di essere capace, anche se "immerso" in un "brodo" di egoismo dilagante, di fare qualcosa per gli altri; e il più luminoso esempio di questa capacità, come l'ateo Saramago ha straordinariamente raccontato, fu Gesù, che donò se stesso, fino all'estremo sacrificio, per amore dei suoi simili, quelli che vissero insieme a lui e quelli che ancora dovevano nascere.
"La politica è stata l'altra sua grande passione dopo la scrittura. In una intervista, concessa a Francesc Relea de El Pais l'anno scorso, Saramago ammise che forse il partito nel quale militava dagli anni Sessanta (l'ultima formazione comunista europea che conserva "l'iconografia dei bolscevichi", bandiera rossa e falce e martello), era "ancorato nel passato". Ma aggiunse: "Abbiamo una eredità dalla quale non riesco a liberarmi. Ed è possibile che questa eredità storica non abbia molto a che fare con la realtà di oggi. Ma perché la realtà di oggi avrebbe ragione? I sentimenti sono importanti. Non riuscirei a riconoscermi in nessun altro partito che non fosse quello comunista portoghese: ci resto per rispetto di me stesso" (da La Repubblica on line - post di Omero Ciai).
Queste parole mi hanno fatto riflettere: in Italia non nemmeno c'è più un partito comunista credibile in cui riconoscerci, e a cui poter restare, almeno sentimentalmente, legati (così come non abbiamo più tante altre cose), ed essere, o essere stati, comunisti, quasi sempre, è percepito come un fatto negativo, anche da chi, come me, è, o è stato, comunista.
Nell'ultimo "post" del suo blog Saramago ha lasciato queste parole: "Penso che la società di oggi abbia bisogno di filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo concreto, come la scienza, che avanza per raggiungere nuovi obiettivi. Ci manca riflessione, abbiamo bisogno del lavoro di pensare, e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte".
Ebbene, in Italia, le buone idee sembrano scarseggiare, e quelle poche che vengono fuori hanno sempre ben poca fortuna.
Io credo che l'unica possibilità di riscossa che abbiamo, come popolo, ma anche come genere umano, sia che si diffonda sempre più la consapevolezza della nostra condizione, con i consequenziali comportamenti che ne dovrebbero derivare, come avvenne per i cittadini, intesi come massa indistinta, senza "capibastone" (o "colpevoli") che il potere possa individuare e colpire, che Saramago ha raccontato in "Saggio sulla lucidità".
E certo, il destino è beffardo: nello stesso giorno della morte dell'autore di quel romanzo, il governo italiano rinnova la sua fiducia nel poliziotto De Gennaro, condannato in appello per istigazione alla falsa testimonianza, in quanto convinse l'ex questore di Genova ad "aggiustare" la sua testimonianza sul blitz nella scuola Diaz. il Ministro della Giustizia ha detto: "Ha servito lo Stato".
Se lo Stato ha bisogno di questi "servizi" ...
Almeno il Ministro della Giustizia di "Saggio sulla lucidità", a un certo punto, ebbe un momento di "lucidità" e lasciò "la casta" e la sua gestione criminale della cosa pubblica.
Sono addolorato per la scomparsa di un uomo che ho apprezzato attraverso alcuni suoi libri (Cecità, il Vangelo secondo Gesù Cristo, Saggio sulla lucidità, il Quaderno), ma mi consola che ancora potrò godere della sua arte attraverso i molti suoi scritti che ancora potrò leggere.
Uno dei temi ricorrenti, nei libri di Saramago, è la capacità, comunque, dell'uomo, di essere altruista, di essere capace, anche se "immerso" in un "brodo" di egoismo dilagante, di fare qualcosa per gli altri; e il più luminoso esempio di questa capacità, come l'ateo Saramago ha straordinariamente raccontato, fu Gesù, che donò se stesso, fino all'estremo sacrificio, per amore dei suoi simili, quelli che vissero insieme a lui e quelli che ancora dovevano nascere.
"La politica è stata l'altra sua grande passione dopo la scrittura. In una intervista, concessa a Francesc Relea de El Pais l'anno scorso, Saramago ammise che forse il partito nel quale militava dagli anni Sessanta (l'ultima formazione comunista europea che conserva "l'iconografia dei bolscevichi", bandiera rossa e falce e martello), era "ancorato nel passato". Ma aggiunse: "Abbiamo una eredità dalla quale non riesco a liberarmi. Ed è possibile che questa eredità storica non abbia molto a che fare con la realtà di oggi. Ma perché la realtà di oggi avrebbe ragione? I sentimenti sono importanti. Non riuscirei a riconoscermi in nessun altro partito che non fosse quello comunista portoghese: ci resto per rispetto di me stesso" (da La Repubblica on line - post di Omero Ciai).
Queste parole mi hanno fatto riflettere: in Italia non nemmeno c'è più un partito comunista credibile in cui riconoscerci, e a cui poter restare, almeno sentimentalmente, legati (così come non abbiamo più tante altre cose), ed essere, o essere stati, comunisti, quasi sempre, è percepito come un fatto negativo, anche da chi, come me, è, o è stato, comunista.
Nell'ultimo "post" del suo blog Saramago ha lasciato queste parole: "Penso che la società di oggi abbia bisogno di filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo concreto, come la scienza, che avanza per raggiungere nuovi obiettivi. Ci manca riflessione, abbiamo bisogno del lavoro di pensare, e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte".
Ebbene, in Italia, le buone idee sembrano scarseggiare, e quelle poche che vengono fuori hanno sempre ben poca fortuna.
Io credo che l'unica possibilità di riscossa che abbiamo, come popolo, ma anche come genere umano, sia che si diffonda sempre più la consapevolezza della nostra condizione, con i consequenziali comportamenti che ne dovrebbero derivare, come avvenne per i cittadini, intesi come massa indistinta, senza "capibastone" (o "colpevoli") che il potere possa individuare e colpire, che Saramago ha raccontato in "Saggio sulla lucidità".
E certo, il destino è beffardo: nello stesso giorno della morte dell'autore di quel romanzo, il governo italiano rinnova la sua fiducia nel poliziotto De Gennaro, condannato in appello per istigazione alla falsa testimonianza, in quanto convinse l'ex questore di Genova ad "aggiustare" la sua testimonianza sul blitz nella scuola Diaz. il Ministro della Giustizia ha detto: "Ha servito lo Stato".
Se lo Stato ha bisogno di questi "servizi" ...
Almeno il Ministro della Giustizia di "Saggio sulla lucidità", a un certo punto, ebbe un momento di "lucidità" e lasciò "la casta" e la sua gestione criminale della cosa pubblica.
domenica 23 maggio 2010
L'ANTI-CASTA - L'Italia che funziona.
Ieri sera l'associazione "Amici della biblioteca" di San Salvatore Telesino ha ospitato Marco Boschini, assessore del comune di Colorno (Parma), coordinatore dell'associazione COMUNI VIRTUOSI e coautore del libro "L'Anti Casta", che, rispondendo alle domande del moderatore (Francesco Pascale), ha parlato di alcune (buone) pratiche realizzate in alcuni comuni italiani, ed in particolare di gestione virtuosa dei comuni, di partecipazione, di politica intesa come servizio, ...
Era anche presente al tavolo il coraggioso sindaco di Camigliano (Caserta), Vincenzo Cenname, che ha invece illustrato all'attento auditorio la sua esperienza di amministratore, ed in particolare l'attuale conflitto per la difesa della gestione diretta, da parte del suo comune, dei rifiuti.
Raffaele Pucino, assessore all'ambiente del comune di San Salvatore, ha chiuso il giro di interventi illustrando la situazione del nostro comune in materia di rifiuti, e del progetto dell'amministrazione di attivare una consulta ambientale.
Sono contento di aver contribuito alla organizzazione di questo confronto con i due amministratori dell'associazione comuni virtuosi, perchè sia Marco Boschini che Vincenzo Cenname, parlando con passione, competenza e semplicità incredibili, così come ci aspettavamo, hanno saputo catturare l'attenzione di chi ascoltava, ed hanno egregiamente illustrato come un altro modo di intendere la politica e la gestione delle amministrazioni comunali sia assolutamente possibile.
Era anche presente al tavolo il coraggioso sindaco di Camigliano (Caserta), Vincenzo Cenname, che ha invece illustrato all'attento auditorio la sua esperienza di amministratore, ed in particolare l'attuale conflitto per la difesa della gestione diretta, da parte del suo comune, dei rifiuti.
Sono contento di aver contribuito alla organizzazione di questo confronto con i due amministratori dell'associazione comuni virtuosi, perchè sia Marco Boschini che Vincenzo Cenname, parlando con passione, competenza e semplicità incredibili, così come ci aspettavamo, hanno saputo catturare l'attenzione di chi ascoltava, ed hanno egregiamente illustrato come un altro modo di intendere la politica e la gestione delle amministrazioni comunali sia assolutamente possibile.
martedì 6 aprile 2010
CAVA NELL'AREA EX BOVE IN LOCALITA' PUGLIANO
COMMENTI AL POST “NON INTERVENTISMO E STRUMENTALIZZAZIONI” INSERITI SU www.vivitelese.it IN RISPOSTA AGLI INTERVENTI DI FABIO ROMANO E GIUSEPPE CRETA.
· Innanzitutto devo precisare che i due comunicati inviati il 30 marzo e il 1 aprile a vivitelese sono “firmati” da Cittadini in Movimento, anche se materialmente inviati da persone fisiche, e sono stati il frutto di discussioni e condivisione.Ci sforziamo, infatti, di cercare sempre una sintesi delle diverse posizioni personali, e in questo modo cerchiamo proprio di evitare che l’attenzione si sposti dai problemi alle dispute personali.Inoltre, il nostro comunicato pubblicato oggi da Vivitelese, ma presente anche sul blog senza alcuna firma, è scaturito anche dalla necessità di fare delle doverose precisazioni dopo il commento, al precedente nostro intervento, da parte di Lorenzo Votto.Ti ringraziamo ancora per averci fornito la copia della delibera di GC del 5 marzo, e quindi per averci dato la possibilità di esprimere il nostro dissenso rispetto a questo progetto di vendita di beni pubblici (non solo quello a Pugliano, ma anche l’altro dove si vorrebbe favorire una speculazione edilizia).Non abbiamo nessun interesse a spostare l’attenzione dalle questioni di merito, naturalmente, e ci auguriamo che i nostri amministratori, sia di maggioranza che di minoranza, al più presto, vogliano confrontarsi con i cittadini, per ascoltarli anche, magari, e non solo per informarli.Abbiamo chiesto anche noi di lavorare in sinergia, lo stiamo chiedendo ormai da anni, ma finora …
· Ancora una volta, un comunicato di Cittadini in Movimento viene attribuito a chi lo ha inviato a vivitelese, e con lui si ritiene di interloquire sentendosi attaccati sul piano personale.Bene, anzi male, perchè questi atteggiamenti, come giustamente ha rilevato anche Fabio Romano, rischiano di sviare l’attenzione dai problemi veri di tutti i cittadini.Personalmente, io non ho mai attaccato sul piano personale nessuno, ma mi sono sempre limitato ad esercitare il diritto di esprimere la mia opinione e di fare le mie proposte alternative.Lo stesso cerchiamo di fare come Cittadini in Movimento.Evidentemente il mio precedente commento non è stato sufficientemente chiaro su questo punto, e mi costringe ora a rispondere, personalmente, a Giuseppe Creta.Il giudizio, e non l’accusa, sugli scarsi risultati dell’opera delle precedenti amministrazioni in tema di tutela dell’ambiente e del paesaggio è basato, per l’appunto, sui risultati, evidenti a tutti, e non sugli atti, mai messi a disposizione dei cittadini in modo che fossero immediatamente fruibili (pubblicazione sul sito istituzionale), nonostante le promesse.Gli atti, dunque, non li abbiamo potuti leggere, ma le decine di capannoni industriali disseminati sul territorio ed oramai abbandonati, i serbatoi, ben visibili sulle nostre colline, di acquedotti che non saranno mai utilizzati, un deposito di gomme esauste illegale e pericolosissimo, le speculazioni edilizie che anche a San Salvatore, dopo Telese, stanno devastando il territorio, e così via, sono sotto gli occhi di tutti.Quando saranno disponibili, leggeremo con attenzione anche gli atti di cui parla Giuseppe Creta, e forse potremo dare un giudizio, sempre politico e mai personale, più “documentato”.Non ritengo di dovermi esprimere su tutto il resto del commento che, pur rivolto a me, è in realtà riferito all’attività dell’amministrazione “attiva” (?) di San Salvatore.Insisto solo affinché qualcuno finalmente metta a disposizione dei cittadini le carte che riguardano la gestione dei loro soldi!Chiudo con una precisazione: Cittadini in Movimento, non ha mai “appoggiato” o “fiancheggiato” nessuna lista e nessun politico, tanto è vero che non abbiamo esitato nemmeno un secondo nel criticare atti della nuova amministrazione che riteniamo sbagliati ed incoerenti anche con il programma.Rivendichiamo semplicemente il diritto di partecipare alla vita amministrativa del nostro Paese. Rifiutiamo “arruolamenti” e, come abbiamo sempre detto e dimostrato, non siamo “di parte”. Siamo infatti pronti a confrontarci con chiunque abbia interesse vero al confronto, ed esprimeremo sempre liberamente le nostre idee, nell’esclusivo interesse della nostra Comunità, sperando in un futuro migliore per noi e per i nostri figli.
· Innanzitutto devo precisare che i due comunicati inviati il 30 marzo e il 1 aprile a vivitelese sono “firmati” da Cittadini in Movimento, anche se materialmente inviati da persone fisiche, e sono stati il frutto di discussioni e condivisione.Ci sforziamo, infatti, di cercare sempre una sintesi delle diverse posizioni personali, e in questo modo cerchiamo proprio di evitare che l’attenzione si sposti dai problemi alle dispute personali.Inoltre, il nostro comunicato pubblicato oggi da Vivitelese, ma presente anche sul blog senza alcuna firma, è scaturito anche dalla necessità di fare delle doverose precisazioni dopo il commento, al precedente nostro intervento, da parte di Lorenzo Votto.Ti ringraziamo ancora per averci fornito la copia della delibera di GC del 5 marzo, e quindi per averci dato la possibilità di esprimere il nostro dissenso rispetto a questo progetto di vendita di beni pubblici (non solo quello a Pugliano, ma anche l’altro dove si vorrebbe favorire una speculazione edilizia).Non abbiamo nessun interesse a spostare l’attenzione dalle questioni di merito, naturalmente, e ci auguriamo che i nostri amministratori, sia di maggioranza che di minoranza, al più presto, vogliano confrontarsi con i cittadini, per ascoltarli anche, magari, e non solo per informarli.Abbiamo chiesto anche noi di lavorare in sinergia, lo stiamo chiedendo ormai da anni, ma finora …
· Ancora una volta, un comunicato di Cittadini in Movimento viene attribuito a chi lo ha inviato a vivitelese, e con lui si ritiene di interloquire sentendosi attaccati sul piano personale.Bene, anzi male, perchè questi atteggiamenti, come giustamente ha rilevato anche Fabio Romano, rischiano di sviare l’attenzione dai problemi veri di tutti i cittadini.Personalmente, io non ho mai attaccato sul piano personale nessuno, ma mi sono sempre limitato ad esercitare il diritto di esprimere la mia opinione e di fare le mie proposte alternative.Lo stesso cerchiamo di fare come Cittadini in Movimento.Evidentemente il mio precedente commento non è stato sufficientemente chiaro su questo punto, e mi costringe ora a rispondere, personalmente, a Giuseppe Creta.Il giudizio, e non l’accusa, sugli scarsi risultati dell’opera delle precedenti amministrazioni in tema di tutela dell’ambiente e del paesaggio è basato, per l’appunto, sui risultati, evidenti a tutti, e non sugli atti, mai messi a disposizione dei cittadini in modo che fossero immediatamente fruibili (pubblicazione sul sito istituzionale), nonostante le promesse.Gli atti, dunque, non li abbiamo potuti leggere, ma le decine di capannoni industriali disseminati sul territorio ed oramai abbandonati, i serbatoi, ben visibili sulle nostre colline, di acquedotti che non saranno mai utilizzati, un deposito di gomme esauste illegale e pericolosissimo, le speculazioni edilizie che anche a San Salvatore, dopo Telese, stanno devastando il territorio, e così via, sono sotto gli occhi di tutti.Quando saranno disponibili, leggeremo con attenzione anche gli atti di cui parla Giuseppe Creta, e forse potremo dare un giudizio, sempre politico e mai personale, più “documentato”.Non ritengo di dovermi esprimere su tutto il resto del commento che, pur rivolto a me, è in realtà riferito all’attività dell’amministrazione “attiva” (?) di San Salvatore.Insisto solo affinché qualcuno finalmente metta a disposizione dei cittadini le carte che riguardano la gestione dei loro soldi!Chiudo con una precisazione: Cittadini in Movimento, non ha mai “appoggiato” o “fiancheggiato” nessuna lista e nessun politico, tanto è vero che non abbiamo esitato nemmeno un secondo nel criticare atti della nuova amministrazione che riteniamo sbagliati ed incoerenti anche con il programma.Rivendichiamo semplicemente il diritto di partecipare alla vita amministrativa del nostro Paese. Rifiutiamo “arruolamenti” e, come abbiamo sempre detto e dimostrato, non siamo “di parte”. Siamo infatti pronti a confrontarci con chiunque abbia interesse vero al confronto, ed esprimeremo sempre liberamente le nostre idee, nell’esclusivo interesse della nostra Comunità, sperando in un futuro migliore per noi e per i nostri figli.
martedì 23 marzo 2010
LA TENTAZIONE DEL NON VOTO
In vista delle prossime elezioni regionali, essendo veramente in imbarazzo, per la prima volta in vita mia, sul voto da dare, ho ripreso un bel libro che avevo letto alcuni anni fa: "Saggio sulla lucidità" di José Saramago.
Un bellissimo romanzo, certamente, molto appassionante, ma che può fornire anche una suggestiva via d'uscita a chi, come me, in questo momento, non riesce più a dare alcun credito a questi politici, o almeno a quelli che si propongono in Campania.
Non c'è una vera alternativa, non si riesce più a credere in nessuno.
La politica vera sembra essere ormai morta.
"Un paese senza nome. Una città senza nome. Delle normali elezioni amministrative. Ma qualcosa non va per il verso giusto. La gente non va al mare, non diserta i seggi. Vota, ma vota scheda bianca. Un gesto rivoluzionario, una congiura anarchica, una provocazione di gruppi estremistici?".
Niente di tutto questo: la presa di coscienza, la lucidità dei cittadini, costringe i politici di tutti gli schieramenti ad abbandonare il campo.
Questo potrebbe essere il modo di far capire ai nostri politici che siamo irrimediabimente disillusi sulla loro capacità e autorevolezza.
" ... le intenzioni di chi aveva votato scheda bianca non erano rovesciare il sistema e prendere il potere, del quale peraltro non avrebbero mai saputo cosa farsene, che se avevano votato come avevano votato era perché erano delusi e non trovavano altro modo per far capire una volta per tutte fino a che punto arrivava la delusione, ...".
L'astensione altissima alle ultime amministrative in Francia (quasi il 54% degli elettori non è andato alle urne), e quella che probabilmente avremo in Italia il 28 e 29 marzo hanno la stessa motivazione, credo.
Mi ha lasciato sgomento rileggerre, oggi, certe "coicidenze" fra il libro e la nostra attualità.
"Non avendo i cittadini di questo paese la salutare abitudine di esigere il regolare rispetto dei diritti che la Costituzione concedeva loro, era logico, anzi, era naturale che non fossero arrivati a rendersi conto che glieli avevano sospesi".
Che fare, allora?
"Votare scheda bianca è una manifestazione di cecità ... O di lucidità, disse il ministro della giustizia ... votare scheda bianca si potrebbe considerare come una manifestazione di lucidità da parte di chi l'ha fatto".
Forse, come nel romanzo di Saramago, occorre che i cittadini si ribellino a questa situazione e che, con una manifestazione eclatante, ma pacifica, della nostra indignazione, sia resa drammaticamente evidente la distanza che percepiamo fra i nostri bisogni ed il linguaggio della politica.
POST SCRIPTUM:
Alla fine, ancora una volta, sono andato a votare, ma il mio è stato un voto inutile (ho dato due preferenze ai "grillini", che non hanno raggiunto il quorum in Campania).
Meglio sarebbe stato rinforzare le fila degli "astensionisti", mai così tanti!
Quasi come in Francia, anche gli italiani hanno dato un forte segnale, soprattutto, ritengo, al PD e agli altri partiti di centro-sinistra (inutile inseguire il 3% dell'UDC di Casini, quando c'è un serbatoio di voti di quasi il 40% da ritrovare).
Un bellissimo romanzo, certamente, molto appassionante, ma che può fornire anche una suggestiva via d'uscita a chi, come me, in questo momento, non riesce più a dare alcun credito a questi politici, o almeno a quelli che si propongono in Campania.
Non c'è una vera alternativa, non si riesce più a credere in nessuno.
La politica vera sembra essere ormai morta.
"Un paese senza nome. Una città senza nome. Delle normali elezioni amministrative. Ma qualcosa non va per il verso giusto. La gente non va al mare, non diserta i seggi. Vota, ma vota scheda bianca. Un gesto rivoluzionario, una congiura anarchica, una provocazione di gruppi estremistici?".
Niente di tutto questo: la presa di coscienza, la lucidità dei cittadini, costringe i politici di tutti gli schieramenti ad abbandonare il campo.
Questo potrebbe essere il modo di far capire ai nostri politici che siamo irrimediabimente disillusi sulla loro capacità e autorevolezza.
" ... le intenzioni di chi aveva votato scheda bianca non erano rovesciare il sistema e prendere il potere, del quale peraltro non avrebbero mai saputo cosa farsene, che se avevano votato come avevano votato era perché erano delusi e non trovavano altro modo per far capire una volta per tutte fino a che punto arrivava la delusione, ...".
L'astensione altissima alle ultime amministrative in Francia (quasi il 54% degli elettori non è andato alle urne), e quella che probabilmente avremo in Italia il 28 e 29 marzo hanno la stessa motivazione, credo.
Mi ha lasciato sgomento rileggerre, oggi, certe "coicidenze" fra il libro e la nostra attualità.
"Non avendo i cittadini di questo paese la salutare abitudine di esigere il regolare rispetto dei diritti che la Costituzione concedeva loro, era logico, anzi, era naturale che non fossero arrivati a rendersi conto che glieli avevano sospesi".
Che fare, allora?
"Votare scheda bianca è una manifestazione di cecità ... O di lucidità, disse il ministro della giustizia ... votare scheda bianca si potrebbe considerare come una manifestazione di lucidità da parte di chi l'ha fatto".
Forse, come nel romanzo di Saramago, occorre che i cittadini si ribellino a questa situazione e che, con una manifestazione eclatante, ma pacifica, della nostra indignazione, sia resa drammaticamente evidente la distanza che percepiamo fra i nostri bisogni ed il linguaggio della politica.
POST SCRIPTUM:
Alla fine, ancora una volta, sono andato a votare, ma il mio è stato un voto inutile (ho dato due preferenze ai "grillini", che non hanno raggiunto il quorum in Campania).
Meglio sarebbe stato rinforzare le fila degli "astensionisti", mai così tanti!
Quasi come in Francia, anche gli italiani hanno dato un forte segnale, soprattutto, ritengo, al PD e agli altri partiti di centro-sinistra (inutile inseguire il 3% dell'UDC di Casini, quando c'è un serbatoio di voti di quasi il 40% da ritrovare).
sabato 27 febbraio 2010
LA SICUREZZA SUL LAVORO
LA SICUREZZA SUL LAVORO
(DIRITTO DI TUTTI E DOVERE COMUNE)
(articolo pubblicato sul numero di dicembre 2009 della rivista "asclepiadi").
“E chi và 'a faticà, pur' 'a morte addà affruntà, murimm' 'a uno 'a uno p'e colpa 'e 'sti padrune” (E'Zezi, "A' Flaubert", 1975).
UNA GUERRA NASCOSTA
Ogni giorno in Italia si verificano 2500 incidenti sul lavoro, 3 lavoratori perdono la vita e 27 restano invalidi per sempre (circa un milione di incidenti ogni anno, con oltre 1000 morti).
E dietro ogni cifra ci sono la storia e la vita di uomini e donne, e delle loro famiglie.
Per molti lavoratori, morire o restare segnati per sempre è una eventualità che può verificarsi in qualunque momento. Come in guerra!
Ci sono poi le malattie professionali, provocate dal contatto quotidiano con sostanze tossiche, che uccidono lentamente.
Certi lavori somigliano più ad una trincea che a un diritto garantito dalla Costituzione.
Nei cantieri edili, in particolare, si verifica quasi il 23% degli incidenti, anche se questo settore occupa solo l’8,4% della popolazione attiva; e 1/6 di questi incidenti colpisce lavoratori immigrati, cui di solito vengono affidate mansioni più rischiose, con turni prolungati e scarsa formazione in materia di sicurezza.
Anche la precarizzazione del lavoro incide negativamente sulla sicurezza: si verificano sempre più spesso situazioni in cui lavoratori inesperti e non sufficientemente preparati vengono utilizzati per attività anche molto pericolose, con la conseguenza che i lavoratori “temporanei” sono 2-3 volte più a rischio di quelli stabili.
Il 5 agosto 2009, sulla G.U. n. 180 (supplemento ordinario n.142), è stato pubblicato, ed è quindi entrato in vigore, il decreto legislativo n. 106 del 3 agosto 2009: disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (Testo Unico della sicurezza nei luoghi di lavoro).
Il Testo Unico rappresentava l’attuazione dell’articolo 1 del D.Lgs. 123/2007 (il Governo e' delegato ad adottare, …, uno o più decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, in conformità all'articolo 117 della Costituzione … garantendo l'uniformità della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati …).
Si trattava di uno dei primi provvedimenti dell’ultimo Governo Prodi, e uno dei primi firmato dal Presidente Napolitano, che lo aveva molto sollecitato, interpretando le aspettative di tutti gli italiani, anche purtroppo sull’onda emotiva dell’inarrestabile catena di morti e infortunati sul lavoro.
Dopo l’entrata in vigore del Testo Unico era auspicabile un fervore di iniziative, la pronta adozione dei decreti attuativi, il completamento del sistema organizzativo, un rinnovato impegno collettivo per la formazione di una vera cultura della prevenzione.
Purtroppo, con la caduta del Governo, voluta da Mastella dopo l’inizio dei suoi guai giudiziari, il processo che era stato così faticosamente avviato, si è nuovamente, e colpevolmente, bloccato (proroghe, mancata emanazione dei decreti attuativi, …).
E ora il recente provvedimento del Governo Berlusconi rappresenta una sostanziale controriforma e un ribaltamento della “filosofia” del Testo Unico e dei suoi contenuti fondamentali. Una autentica resa agli imprenditori (niente più multe, niente più blocco dell’attività per le aziende fuorilegge che sfruttano il lavoro nero e non rispettano le norme di sicurezza, niente più controlli).
UNA GUERRA NASCOSTA
Ogni giorno in Italia si verificano 2500 incidenti sul lavoro, 3 lavoratori perdono la vita e 27 restano invalidi per sempre (circa un milione di incidenti ogni anno, con oltre 1000 morti).
E dietro ogni cifra ci sono la storia e la vita di uomini e donne, e delle loro famiglie.
Per molti lavoratori, morire o restare segnati per sempre è una eventualità che può verificarsi in qualunque momento. Come in guerra!
Ci sono poi le malattie professionali, provocate dal contatto quotidiano con sostanze tossiche, che uccidono lentamente.
Certi lavori somigliano più ad una trincea che a un diritto garantito dalla Costituzione.
Nei cantieri edili, in particolare, si verifica quasi il 23% degli incidenti, anche se questo settore occupa solo l’8,4% della popolazione attiva; e 1/6 di questi incidenti colpisce lavoratori immigrati, cui di solito vengono affidate mansioni più rischiose, con turni prolungati e scarsa formazione in materia di sicurezza.
Anche la precarizzazione del lavoro incide negativamente sulla sicurezza: si verificano sempre più spesso situazioni in cui lavoratori inesperti e non sufficientemente preparati vengono utilizzati per attività anche molto pericolose, con la conseguenza che i lavoratori “temporanei” sono 2-3 volte più a rischio di quelli stabili.Alcune delle più efficaci misure del Testo Unico voluto da Prodi e Napolitano sono state eliminate o pesantemente ridimensionate: diritto al risarcimento dei danni delle vittime degli infortuni sul lavoro, rivisitazione del sistema sanzionatorio, responsabilità penale del datore di lavoro. La nuova norma introduce una deroga al principio generale in tema di responsabilità penale per omissione (affermato dall’art. 40 c. 2 del codice penale), per cui “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.
In generale è stato deciso dal governo Berlusconi un rilevante abbassamento del livello di protezione dei lavoratori, talvolta in contrasto con le norme comunitarie in materia, e in particolare con la direttiva quadro 89/391/CE. Inoltre sono stati introdotti eccessi di delega, con la violazione della regola sancita nel D.Lgs. n. 123/07 del divieto di abbassamento dei livelli di tutela, e spesso con modifiche contrastanti con altre parti del nuovo Testo Unico.
In particolare le responsabilità del datore di lavoro o del dirigente in caso di morte o infortunio sono state ridimensionate se l’evento è imputabile al fatto colposo di un preposto (progettista, fabbricante, fornitore, installatore, medico, lavoratore, …), cioè al fatto di uno qualsiasi degli altri soggetti operanti nel contesto produttivo. In questo modo è stato svuotato di significato l’obbligo di vigilanza, in capo al datore di lavoro, in ordine al corretto espletamento da parte di tutti i soggetti delle funzioni loro assegnate.
Ma quello che è davvero grave e pericoloso è il significato simbolico di queste modifiche: in una legislatura in cui la politica del Governo in materia penale è tutta tesa ad un generale inasprimento delle pene (pensiamo all’immigrazione, alla circolazione stradale, alle molestie, ecc.), la sicurezza sul lavoro è il settore in cui invece più si ritiene di modificare al ribasso il carico sanzionatorio, con la conseguenza che la giustizia diventa più dura nel colpire il singolo, spesso in situazioni di emarginazione, ed è morbida invece se c’è il rischio di colpire gli interessi di chi detiene il potere, anche quando sono in gioco beni giuridici di importanza primaria, come la salute, il lavoro, la dignità della persona umana e la stessa vita.
Infatti, con le modifiche introdotte, diventa più difficile chiamare a responsabilità, in caso di infortunio, i datori di lavoro, mentre per i lavoratori le pene sono spesso aumentate.
Anche in questo caso non è tanto e solo questione di misura, quanto del messaggio che si trasmette, favorendo la convinzione che in definitiva, in moltissimi casi le maggiori responsabilità sono delle stesse vittime o comunque dei lavoratori nel loro complesso. Un messaggio che, da sempre, va di pari passo con quello – altrettanto nefasto – relativo alla “fatalità” degli infortuni. In un momento in cui l’opinione pubblica è stata più volte colpita dalla gravità di alcuni fenomeni particolarmente drammatici, e mentre si dovrebbe tendere, come richiesto da tutti e più volte sollecitato anche dal Presidente della Repubblica, alla corretta e convinta applicazione di una normativa faticosamente unificata e definita col Testo Unico, ci sarebbe bisogno di ben altri messaggi in favore della formazione di una vera e diffusa cultura della prevenzione.
Figura 1: Lavorare "in sicurezza"!
Non dovrebbe esservi nessuna attenuante per chi, consapevole del rischio cui è sottoposto un lavoratore, pur essendovi obbligato dalla legge, non fa nulla perché quel rischio sia evitato o ridotto al minimo.
Invece tutto quello che riguarda la sicurezza viene visto dai datori di lavoro solo come una spesa aggiuntiva e, nonostante un quadro normativo che teoricamente dovrebbe dare garanzie sufficienti (dai DD. Lgs.vi 626/94 e 494/96 fino al T.U. del D.Lgs. 81/2008), gli infortuni sono ancora una piaga che sembra inevitabile, soprattutto per la scarsità dei controlli, e soprattutto nei piccoli cantieri e nelle fabbriche ed officine artigianali o a conduzione familiare.
In occasione della bonifica dall’amianto di un grande edificio per uffici a Napoli, di cui mi sono occupato come direttore dei lavori, la presenza costante degli ispettori della ASL, sia in fase preliminare che esecutiva, anche con un approccio più “da consulenza” che di vero e proprio controllo, e che quindi fu percepito in modo non coercitivo, o semplicemente sanzionatorio, dall’impresa e dagli operai, la sicurezza fu la priorità, e non si verificò nessun infortunio, né rilascio di fibre di amianto oltre i limiti consentiti. Naturalmente, anche in quel caso, non fu possibile eliminare ogni rischio, ma, come sempre dovrebbe avvenire, si fece tutto il possibile per proteggere la salute degli addetti ai lavori e degli abitanti della zona, anche se i tempi di lavoro furono più lunghi di quelli contrattualmente stabiliti, ma da parte della committenza non fu mai esercitata alcuna pressione, né sull’impresa, né sull’organo di controllo, per aumentare i ritmi di lavoro.
L’integrità e la sicurezza di un uomo, e la dignità dei lavoratori, dovrebbero essere sempre più importanti di un qualsiasi aumento di produttività o di qualsiasi obbligo contrattuale.
Figura 2: ponteggio completamente non a norma, ma con dei "corni" scaramantici come presidio di sicurezza.Troppo spesso, invece, la sicurezza dei lavoratori, soprattutto dove e quando diritti negati e sfruttamento sono la regola, viene spesso sacrificata al profitto dei datori di lavoro.
In nome del guadagno, imprenditori, tecnici ed amministratori con pochi scrupoli, mettono in atti o tollerano sistemi produttivi che sfruttano manovalanza e risorse naturali, senza regole e remore, introducendo nei processi sostanze chimiche tossiche e cancerogene, che avvelenano sia i lavoratori che i destinatari finali del prodotto.
E, in questa situazione, aggravata sempre più dal decadimento morale della nostra società, alimentato dal degrado dell’ambiente che ci circonda, sembra che siano normali anche gli infortuni sul lavoro, ci si indigna sempre meno, e ci si abitua sempre più a pensarli come un inevitabile “effetto collaterale”.
Così, di lavoro si continua a morire, così come si muore per lo svilimento delle strutture sanitarie pubbliche a favore di quelle private, che riducendo i costi per massimizzare i profitti, spesso sono anche peggiori di quelle pubbliche, mentre l’evasione fiscale e contributiva continua a sottrarre risorse alla collettività.
Intanto i mezzi di informazione, televisione in testa, continuano a diffondere notizie angoscianti e spot pubblicitari sempre più sofisticati ed “aggressivi”, costruendo da un lato paura, insicurezza, incertezza e diffidenza, che servono a giustificare politiche sempre più repressive e invadenti, e dall’altro bisogni e domanda di merci, per sostenere la crescita economica e far aumentare i profitti delle multinazionali.
Oggi però c’è la chiara sensazione che il mito del mercato che si auto regola e della crescita economica stiano crollando insieme alle tante aziende che stanno fallendo; e infatti l’Italia è ferma, dal punto di vista economico, ma non è detto che ciò sia un male e non, invece, un’opportunità.
E’ auspicabile infatti che si rinunci all’idea di crescita illimitata e che si avvii la costruzione di una società più sobria che, pur senza rinunziare al benessere, elimini gli sprechi, ridimensioni i consumi, recuperi risorse, spinga sulle energie rinnovabili e modifichi il sistema produttivo, in modo che sia più rispettoso della salute e sicurezza dei lavoratori e dei consumatori, oltre che dell’ambiente.
E’, questa, la “decrescita felice” e la “transizione” di cui parlano da tempo Latouche e tanti altri. E non si tratta solo di economia.
Se vogliamo salvare il Paese dalla bancarotta, e il mondo dalla catastrofe (l’attuale ritmo di sviluppo e di logoramento delle risorse, e l’accelerazione della produzione e dei consumi di beni non necessari, stanno pregiudicando il futuro del pianeta), è necessaria una rivoluzione culturale.
Scuotendoci dalla rassegnazione passiva e liberandoci da egoistici opportunismi, dobbiamo abbandonare il mito della crescita senza limiti, e rifiutare l’idea che l’arricchimento personale possa essere un fine che giustifichi ogni mezzo e nefandezza.
Dobbiamo togliere centralità all’economia e al mercato, e restituirla all’uomo: solo così potremo perseguire una più equa distribuzione delle risorse, e inoltre avremo anche cantieri e fabbriche più sicure e meno infortuni e morti, ma anche prodotti meno pericolosi per i consumatori.
Figura 3: Stati Uniti - colazione di lavoro sospesa!
Investimenti appropriati in ricerca, tecnologia e formazione, da erogare solo alle imprese corrette e rispettose delle regole, devono sostituire i finanziamenti a pioggia, ed è fondamentale un miglioramento dell'efficacia dei controlli delle istituzioni pubbliche. E’ questo il presupposto indispensabile anche per la sopravvivenza delle aziende, che dovrebbero competere sul mercato puntando sull’innovazione e non sulla precarizzazione ed esasperazione dell’impegno dei lavoratori, perché ciò porta poi a stanchezza e riduzione dei livelli di attenzione, favorendo gli infortuni sul lavoro (sono stati pubblicati recentemente dati preoccupanti sulla pericolosa diffusione delle droghe sui luoghi di lavoro, spesso utilizzate, e tollerate, per sopportare i terribili ritmi di lavoro oggi richiesti in alcune fabbriche o nei cantieri).
Imprenditori ed artigiani devono acquisire consapevolezza sulle conseguenze ambientali, economiche e sociali di ogni loro attività, devono sentirsi pienamente responsabili della salute e sicurezza dei loro prestatori d’opera, ed avere coscienza di svolgere un ruolo di interesse collettivo, e non solo un’attività finalizzata al profitto.
Lo sviluppo economico non deve prescindere dal rispetto per l’ambiente e dell’integrità, fisica e morale, della persona umana, la cui difesa deve condizionare ogni decisione legislativa e amministrativa, ma anche le scelte e le azioni degli imprenditori.
(DIRITTO DI TUTTI E DOVERE COMUNE)
(articolo pubblicato sul numero di dicembre 2009 della rivista "asclepiadi").
“E chi và 'a faticà, pur' 'a morte addà affruntà, murimm' 'a uno 'a uno p'e colpa 'e 'sti padrune” (E'Zezi, "A' Flaubert", 1975).
UNA GUERRA NASCOSTA
Ogni giorno in Italia si verificano 2500 incidenti sul lavoro, 3 lavoratori perdono la vita e 27 restano invalidi per sempre (circa un milione di incidenti ogni anno, con oltre 1000 morti).
E dietro ogni cifra ci sono la storia e la vita di uomini e donne, e delle loro famiglie.
Per molti lavoratori, morire o restare segnati per sempre è una eventualità che può verificarsi in qualunque momento. Come in guerra!
Ci sono poi le malattie professionali, provocate dal contatto quotidiano con sostanze tossiche, che uccidono lentamente.
Certi lavori somigliano più ad una trincea che a un diritto garantito dalla Costituzione.
Nei cantieri edili, in particolare, si verifica quasi il 23% degli incidenti, anche se questo settore occupa solo l’8,4% della popolazione attiva; e 1/6 di questi incidenti colpisce lavoratori immigrati, cui di solito vengono affidate mansioni più rischiose, con turni prolungati e scarsa formazione in materia di sicurezza.
Anche la precarizzazione del lavoro incide negativamente sulla sicurezza: si verificano sempre più spesso situazioni in cui lavoratori inesperti e non sufficientemente preparati vengono utilizzati per attività anche molto pericolose, con la conseguenza che i lavoratori “temporanei” sono 2-3 volte più a rischio di quelli stabili.
Il 5 agosto 2009, sulla G.U. n. 180 (supplemento ordinario n.142), è stato pubblicato, ed è quindi entrato in vigore, il decreto legislativo n. 106 del 3 agosto 2009: disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n.81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (Testo Unico della sicurezza nei luoghi di lavoro).
Il Testo Unico rappresentava l’attuazione dell’articolo 1 del D.Lgs. 123/2007 (il Governo e' delegato ad adottare, …, uno o più decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle disposizioni vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, in conformità all'articolo 117 della Costituzione … garantendo l'uniformità della tutela dei lavoratori sul territorio nazionale attraverso il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, anche con riguardo alle differenze di genere e alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati …).
Si trattava di uno dei primi provvedimenti dell’ultimo Governo Prodi, e uno dei primi firmato dal Presidente Napolitano, che lo aveva molto sollecitato, interpretando le aspettative di tutti gli italiani, anche purtroppo sull’onda emotiva dell’inarrestabile catena di morti e infortunati sul lavoro.
Dopo l’entrata in vigore del Testo Unico era auspicabile un fervore di iniziative, la pronta adozione dei decreti attuativi, il completamento del sistema organizzativo, un rinnovato impegno collettivo per la formazione di una vera cultura della prevenzione.
Purtroppo, con la caduta del Governo, voluta da Mastella dopo l’inizio dei suoi guai giudiziari, il processo che era stato così faticosamente avviato, si è nuovamente, e colpevolmente, bloccato (proroghe, mancata emanazione dei decreti attuativi, …).
E ora il recente provvedimento del Governo Berlusconi rappresenta una sostanziale controriforma e un ribaltamento della “filosofia” del Testo Unico e dei suoi contenuti fondamentali. Una autentica resa agli imprenditori (niente più multe, niente più blocco dell’attività per le aziende fuorilegge che sfruttano il lavoro nero e non rispettano le norme di sicurezza, niente più controlli).
UNA GUERRA NASCOSTA
Ogni giorno in Italia si verificano 2500 incidenti sul lavoro, 3 lavoratori perdono la vita e 27 restano invalidi per sempre (circa un milione di incidenti ogni anno, con oltre 1000 morti).
E dietro ogni cifra ci sono la storia e la vita di uomini e donne, e delle loro famiglie.
Per molti lavoratori, morire o restare segnati per sempre è una eventualità che può verificarsi in qualunque momento. Come in guerra!
Ci sono poi le malattie professionali, provocate dal contatto quotidiano con sostanze tossiche, che uccidono lentamente.
Certi lavori somigliano più ad una trincea che a un diritto garantito dalla Costituzione.
Nei cantieri edili, in particolare, si verifica quasi il 23% degli incidenti, anche se questo settore occupa solo l’8,4% della popolazione attiva; e 1/6 di questi incidenti colpisce lavoratori immigrati, cui di solito vengono affidate mansioni più rischiose, con turni prolungati e scarsa formazione in materia di sicurezza.
Anche la precarizzazione del lavoro incide negativamente sulla sicurezza: si verificano sempre più spesso situazioni in cui lavoratori inesperti e non sufficientemente preparati vengono utilizzati per attività anche molto pericolose, con la conseguenza che i lavoratori “temporanei” sono 2-3 volte più a rischio di quelli stabili.Alcune delle più efficaci misure del Testo Unico voluto da Prodi e Napolitano sono state eliminate o pesantemente ridimensionate: diritto al risarcimento dei danni delle vittime degli infortuni sul lavoro, rivisitazione del sistema sanzionatorio, responsabilità penale del datore di lavoro. La nuova norma introduce una deroga al principio generale in tema di responsabilità penale per omissione (affermato dall’art. 40 c. 2 del codice penale), per cui “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.
In generale è stato deciso dal governo Berlusconi un rilevante abbassamento del livello di protezione dei lavoratori, talvolta in contrasto con le norme comunitarie in materia, e in particolare con la direttiva quadro 89/391/CE. Inoltre sono stati introdotti eccessi di delega, con la violazione della regola sancita nel D.Lgs. n. 123/07 del divieto di abbassamento dei livelli di tutela, e spesso con modifiche contrastanti con altre parti del nuovo Testo Unico.
In particolare le responsabilità del datore di lavoro o del dirigente in caso di morte o infortunio sono state ridimensionate se l’evento è imputabile al fatto colposo di un preposto (progettista, fabbricante, fornitore, installatore, medico, lavoratore, …), cioè al fatto di uno qualsiasi degli altri soggetti operanti nel contesto produttivo. In questo modo è stato svuotato di significato l’obbligo di vigilanza, in capo al datore di lavoro, in ordine al corretto espletamento da parte di tutti i soggetti delle funzioni loro assegnate.
Ma quello che è davvero grave e pericoloso è il significato simbolico di queste modifiche: in una legislatura in cui la politica del Governo in materia penale è tutta tesa ad un generale inasprimento delle pene (pensiamo all’immigrazione, alla circolazione stradale, alle molestie, ecc.), la sicurezza sul lavoro è il settore in cui invece più si ritiene di modificare al ribasso il carico sanzionatorio, con la conseguenza che la giustizia diventa più dura nel colpire il singolo, spesso in situazioni di emarginazione, ed è morbida invece se c’è il rischio di colpire gli interessi di chi detiene il potere, anche quando sono in gioco beni giuridici di importanza primaria, come la salute, il lavoro, la dignità della persona umana e la stessa vita.
Infatti, con le modifiche introdotte, diventa più difficile chiamare a responsabilità, in caso di infortunio, i datori di lavoro, mentre per i lavoratori le pene sono spesso aumentate.
Anche in questo caso non è tanto e solo questione di misura, quanto del messaggio che si trasmette, favorendo la convinzione che in definitiva, in moltissimi casi le maggiori responsabilità sono delle stesse vittime o comunque dei lavoratori nel loro complesso. Un messaggio che, da sempre, va di pari passo con quello – altrettanto nefasto – relativo alla “fatalità” degli infortuni. In un momento in cui l’opinione pubblica è stata più volte colpita dalla gravità di alcuni fenomeni particolarmente drammatici, e mentre si dovrebbe tendere, come richiesto da tutti e più volte sollecitato anche dal Presidente della Repubblica, alla corretta e convinta applicazione di una normativa faticosamente unificata e definita col Testo Unico, ci sarebbe bisogno di ben altri messaggi in favore della formazione di una vera e diffusa cultura della prevenzione.
Figura 1: Lavorare "in sicurezza"!
Non dovrebbe esservi nessuna attenuante per chi, consapevole del rischio cui è sottoposto un lavoratore, pur essendovi obbligato dalla legge, non fa nulla perché quel rischio sia evitato o ridotto al minimo.
Invece tutto quello che riguarda la sicurezza viene visto dai datori di lavoro solo come una spesa aggiuntiva e, nonostante un quadro normativo che teoricamente dovrebbe dare garanzie sufficienti (dai DD. Lgs.vi 626/94 e 494/96 fino al T.U. del D.Lgs. 81/2008), gli infortuni sono ancora una piaga che sembra inevitabile, soprattutto per la scarsità dei controlli, e soprattutto nei piccoli cantieri e nelle fabbriche ed officine artigianali o a conduzione familiare.
In occasione della bonifica dall’amianto di un grande edificio per uffici a Napoli, di cui mi sono occupato come direttore dei lavori, la presenza costante degli ispettori della ASL, sia in fase preliminare che esecutiva, anche con un approccio più “da consulenza” che di vero e proprio controllo, e che quindi fu percepito in modo non coercitivo, o semplicemente sanzionatorio, dall’impresa e dagli operai, la sicurezza fu la priorità, e non si verificò nessun infortunio, né rilascio di fibre di amianto oltre i limiti consentiti. Naturalmente, anche in quel caso, non fu possibile eliminare ogni rischio, ma, come sempre dovrebbe avvenire, si fece tutto il possibile per proteggere la salute degli addetti ai lavori e degli abitanti della zona, anche se i tempi di lavoro furono più lunghi di quelli contrattualmente stabiliti, ma da parte della committenza non fu mai esercitata alcuna pressione, né sull’impresa, né sull’organo di controllo, per aumentare i ritmi di lavoro.
L’integrità e la sicurezza di un uomo, e la dignità dei lavoratori, dovrebbero essere sempre più importanti di un qualsiasi aumento di produttività o di qualsiasi obbligo contrattuale.
Figura 2: ponteggio completamente non a norma, ma con dei "corni" scaramantici come presidio di sicurezza.Troppo spesso, invece, la sicurezza dei lavoratori, soprattutto dove e quando diritti negati e sfruttamento sono la regola, viene spesso sacrificata al profitto dei datori di lavoro.
In nome del guadagno, imprenditori, tecnici ed amministratori con pochi scrupoli, mettono in atti o tollerano sistemi produttivi che sfruttano manovalanza e risorse naturali, senza regole e remore, introducendo nei processi sostanze chimiche tossiche e cancerogene, che avvelenano sia i lavoratori che i destinatari finali del prodotto.
E, in questa situazione, aggravata sempre più dal decadimento morale della nostra società, alimentato dal degrado dell’ambiente che ci circonda, sembra che siano normali anche gli infortuni sul lavoro, ci si indigna sempre meno, e ci si abitua sempre più a pensarli come un inevitabile “effetto collaterale”.
Così, di lavoro si continua a morire, così come si muore per lo svilimento delle strutture sanitarie pubbliche a favore di quelle private, che riducendo i costi per massimizzare i profitti, spesso sono anche peggiori di quelle pubbliche, mentre l’evasione fiscale e contributiva continua a sottrarre risorse alla collettività.
Intanto i mezzi di informazione, televisione in testa, continuano a diffondere notizie angoscianti e spot pubblicitari sempre più sofisticati ed “aggressivi”, costruendo da un lato paura, insicurezza, incertezza e diffidenza, che servono a giustificare politiche sempre più repressive e invadenti, e dall’altro bisogni e domanda di merci, per sostenere la crescita economica e far aumentare i profitti delle multinazionali.
Oggi però c’è la chiara sensazione che il mito del mercato che si auto regola e della crescita economica stiano crollando insieme alle tante aziende che stanno fallendo; e infatti l’Italia è ferma, dal punto di vista economico, ma non è detto che ciò sia un male e non, invece, un’opportunità.
E’ auspicabile infatti che si rinunci all’idea di crescita illimitata e che si avvii la costruzione di una società più sobria che, pur senza rinunziare al benessere, elimini gli sprechi, ridimensioni i consumi, recuperi risorse, spinga sulle energie rinnovabili e modifichi il sistema produttivo, in modo che sia più rispettoso della salute e sicurezza dei lavoratori e dei consumatori, oltre che dell’ambiente.
E’, questa, la “decrescita felice” e la “transizione” di cui parlano da tempo Latouche e tanti altri. E non si tratta solo di economia.
Se vogliamo salvare il Paese dalla bancarotta, e il mondo dalla catastrofe (l’attuale ritmo di sviluppo e di logoramento delle risorse, e l’accelerazione della produzione e dei consumi di beni non necessari, stanno pregiudicando il futuro del pianeta), è necessaria una rivoluzione culturale.
Scuotendoci dalla rassegnazione passiva e liberandoci da egoistici opportunismi, dobbiamo abbandonare il mito della crescita senza limiti, e rifiutare l’idea che l’arricchimento personale possa essere un fine che giustifichi ogni mezzo e nefandezza.
Dobbiamo togliere centralità all’economia e al mercato, e restituirla all’uomo: solo così potremo perseguire una più equa distribuzione delle risorse, e inoltre avremo anche cantieri e fabbriche più sicure e meno infortuni e morti, ma anche prodotti meno pericolosi per i consumatori.
Figura 3: Stati Uniti - colazione di lavoro sospesa!
Investimenti appropriati in ricerca, tecnologia e formazione, da erogare solo alle imprese corrette e rispettose delle regole, devono sostituire i finanziamenti a pioggia, ed è fondamentale un miglioramento dell'efficacia dei controlli delle istituzioni pubbliche. E’ questo il presupposto indispensabile anche per la sopravvivenza delle aziende, che dovrebbero competere sul mercato puntando sull’innovazione e non sulla precarizzazione ed esasperazione dell’impegno dei lavoratori, perché ciò porta poi a stanchezza e riduzione dei livelli di attenzione, favorendo gli infortuni sul lavoro (sono stati pubblicati recentemente dati preoccupanti sulla pericolosa diffusione delle droghe sui luoghi di lavoro, spesso utilizzate, e tollerate, per sopportare i terribili ritmi di lavoro oggi richiesti in alcune fabbriche o nei cantieri).
Imprenditori ed artigiani devono acquisire consapevolezza sulle conseguenze ambientali, economiche e sociali di ogni loro attività, devono sentirsi pienamente responsabili della salute e sicurezza dei loro prestatori d’opera, ed avere coscienza di svolgere un ruolo di interesse collettivo, e non solo un’attività finalizzata al profitto.
Lo sviluppo economico non deve prescindere dal rispetto per l’ambiente e dell’integrità, fisica e morale, della persona umana, la cui difesa deve condizionare ogni decisione legislativa e amministrativa, ma anche le scelte e le azioni degli imprenditori.
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Informazioni personali
- Pierluigi Santillo
- Questo è il mio blog più personale. Sono un ingegnere, laureato nel 1990 presso l'università degli studi di Napoli, orgoglioso dipendente della P.A., felice di poter svolgere un servizio di pubblico interesse, ed impegnato anche nella diffusione delle tematiche che più mi appassionano: difesa dei BENI COMUNI, sostenibilità, bioarchitettura, protezione civile, partecipazione democratica ed etica sociale e professionale.
