venerdì 11 maggio 2012
IL "LIBERO ARBITRIO DELL'AMMINISTRAZIONE" ...
"... ma poi c'è il libero arbitrio dell'amministrazione ...": così si è espresso il Presidente del Consiglio Comunale di San Salvatore Telesino, Raffaele Pucino, in risposta agli ammonimenti del capogruppo di opposizione a proposito dei rischi di contestazione di "danno erariale" del regolamento per la "definizione agevolata dei tributi ICI e TARSU" (leggi condono) proposto dalla maggioranza e poi approvato nel consiglio comunale di ieri.
Anche se oltremodo infelice, quest'espressione del Presidente del Consiglio Comunale e Assessore e, ancora, co-responsabile di area tecnica, Raffaele Pucino, è illuminante e sintetizza il modo di interpretare il ruolo di Amministratore Pubblico da parte di questa maggioranza: non servizio alla collettività, ma esercizio di un potere.
Nel corso del consiglio comunale sono stati approvati, senza essere discussi nel merito, tre nuovi regolamenti. Oltre quello già citato sulla definizione agevolata dei tributi (con voto contrario della minoranza), infatti, sono stati anche approvati dalla maggioranza (e con l'astensione della minoranza) il regolamento per l'applicazione dell'Imposta Municipale Unica (la famigerata I.M.U.) e il regolamrnto per l'effettuazione dei controlli delle dichiarazioni sostitutive ISEE.
Invece è stata ritirata la proposta di regolamento per l'istituzione dell'addizionale comunale irpef.
Ancora una volta si è persa un'occasione: non sarebbe stato meglio pubblicare prima le bozze dei regolamenti, acquisire eventuali osservazioni e suggerimenti da parte di cittadini e poi portarli in consiglio comunale?
A questo punto non si può far altro che attendere la pubblicazione degli atti approvati.
Per quanto riguarda il regalo fatto a chi negli anni scorsi non ha versato le imposte dovute, in attesa di leggere il regolamento, non posso che essere d'accordo con il consigliere Creta: a parte i dubbi sulla legittimità dell'atto espressi dall'Avv. Romano, di sicuro i condoni premiano i furbi e incoraggiano l'evasione! Era meglio, molto meglio, lasciar perdere.
martedì 7 febbraio 2012
Liberalizzazioni => carceri a gestione privata?
Forse ne ho già parlato in passato: anni fa ebbi un incubo tremendo nel quale ero imprigionato in un CARCERE gestito da PRIVATI, in un Paese che aveva privatizzato la giustizia e i penitenziari, e dove si metteva la gente in galera anche senza motivo perchè ogni prigioniero "portava soldi".
In quella prigione, piena di gente arrestata per motivi politici, si lavorara come schiavi per produrre ricchezza, sempre per i padroni delle carceri.
Mi ero svegliato rallegrandomi che fosse stato solo un sogno.
Ma, ... ora tutto potrebbe diventare realtà!
Abbiamo salvato, almeno per il momento l'acqua, ma stanno privatizzando illecitamente tutto il resto.
Meditate, gente, meditate!
domenica 29 gennaio 2012
commenti incrociati.
In risposta ad un commentodi Giuseppe Creta. (Consigliere comunale di minoranza) Il commento di Pierluigi Santillo all’articolo San Salvatore Telesino: a proposito del terreno sulle sponde del Grassano, pubblicato su Vivitelese, il 12 gennaio 2012 – alle 18:35 -
“A sentire il Rag. Creta, se abbiamo capito bene, sembra che l’attuale amministrazione dopo pochi mesi dall’insediamento avesse già fatto dei veri disastri sul piano contabile, ritrovandosi con centinaia di migliaia di euro di debiti in meno di un anno.
Secondo l’ex sindaco, che da tempo cerca, anche efficacemente, di spiegare e documentare la sua versione, ciò sarebbe avvenuto anche perchè non sono state seguite le istruzioni per il “rientro” lasciate dal “1° commissario”.
E in effetti così risulta, sulla base degli atti disponibili.
Ma dagli stessi atti risulta anche che dei problemi economici c’erano anche all’inizio del commissariamento. Inoltre non bisogna dimenticare che l’amministrazione Creta “cadde” proprio per la mancata approvazione del bilancio consuntivo del 2007.
Intanto dal sito del comune è sparita la sezione “BILANCIO”, nella quale per trasparenza dovrebbero essere pubblicati tutti gli atti contabili relativi agli anni dal 2007 al 2011, con i relativi allegati e le relazioni dei revisori.
A questo punto attendiamo con ansia la contro-replica del Rag. Iatomasi.”
merita qualche precisazione.
Mi spiace sconfessare l’amico Pierluigi Santillo, ma, al fine di non fargli correre il rischio di sembrare fazioso e di riportare per vere cose non vere, gli devo ricordare, sempre per amore della verità, che il Sindaco Creta non è caduto sul Bilancio consuntivo del 2007, e nemmeno sulla mancata approvazione della delibera relativa all’approvazione degli “Equilibri di Bilancio 2008”, che non prevedeva lo scioglimento del consiglio comunale, bensì la nomina di un Commissario ad “acta”. Il Commissario ad “acta” nominato dal Prefetto di Benevento, Dott. Michele Scognamiglio, con l’unico atto emesso in tale veste, approvava, pari, pari, senza muovere una virgola, la proposta presentata dall’ex Sindaco al Consiglio non votata dagli ammutinanti consiglieri. (invito a prendere visione di tale deliberato agli atti dell’Ente). Solo successivamente il dott. Scognamiglio veniva nominato Commissario fino alle elezioni, allorquando il Consiglio comunale veniva sciolto con apposito Decreto, non essendoci più maggioranza con le dimissioni rese dai famosi nove consiglieri (cinque di minoranza e quattro di maggioranza), presentate con atto notarile.
Ad “abundantiam” appare opportuno ricordare all’amico Pierluigi Santillo i cavalli di battaglia in campagna elettorale dell’attuale maggioranza, tutti sconfessati:
il primo Commissario pur avendo nelle casse del Tesoriere i famosi 644.000,0 di prelevamenti fatti sui fondi del terremoto alla Banca d’Italia, invece di versarli, qualora avesse ritenuto illegittime le procedure, non lo fa e li utilizza in termini di cassa per pagare stipendi, 13^ e rate mutui 2008, chiudendo addirittura il conto consuntivo 2008 con un fondo cassa di 486.000,00 euro, per cui non sembra Creta l’utilizzatore di tali Fondi. Nessun ordinativo trasmesso alla Banca d’Italia, né alcun atto di Giunta o di Consiglio, né alcuna determina o decreto dell’ex Sindaco hanno come oggetto prelevamenti di Fondi del Terremoto per essere utilizzati, in termini di cassa, per altri scopi. Se ci sono se ne indichino numero, data di emissione e di protocollo.
I Mutui del Comune, alla data delle elezioni 2009 non erano di 10.414.000,00 euro sbandierati di balconi da membri dell’attuale maggioranza, ma poco più di 3.000.000,00 di euro, circa 7 milioni e mezzo di euro in meno (vedi a riguardo la delibera consiliare n. 24 del 30 settembre 2009 agli atti del Comune);
dei famosi 507.000,00 euro di “debiti” (per attingimento acqua. Luce pubblica, raccolta e smaltimento spazzatura, fatture di fornitori e così via in corso di liquidazione al 31.12.2008) attribuiti in campagna elettorale – giugno 2009 – all’ex Sindaco Creta, “…per il cui rimedio si dovevano affrontare enormi sacrifici e per molti anni….”, annunciati dal secondo Commissario il 16 aprile 2009 nella sua relazione al Bilancio di Previsione 2009, in realtà a tale data ne erano stati pagati circa i 2/3, in esecuzione delle relative determine di liquidazione sottofirmate dallo stesso Commissario. (L’assurdo è rilevabile dai pagamenti dei debiti annotati dal primo Commissario, il cui elenco è a disposizione, avendone avuto, su richiesta e nella qualità di consigliere comunale di minoranza, ampia documentazione dai Responsabili di area e Segretari che si sono succeduti nel tempo).
Spero di aver dato un ulteriore contributo alla chiarezza!
5 Commenti
Pierluigi Santillo
13 gennaio 2012 alle 19:19
Le precisazioni di Creta “sanno” di “excusatio non petita”, e confermano solo che questa discussione sulla “paternità” dei problemi di bilancio che hanno “giustificato” la vendita di un bene comune, resta un “nervo scoperto” che appena lo si tocca …
Io mi ero limitato a rilevare, senza entrare nel merito e senza esprimere giudizi (anche perchè non dispongo della documentazione necessaria), che i commissari prefettizi avevano evidenziato nei loro atti dei problemi economici, tanto da dettare una “ricetta” per il “rientro”, e che la mancata approvazione obbligatoria di atti di bilancio da parte del consiglio comunale portò nel 2008 alla fine anticipata della consiliatura, come Tu stesso hai ricordato.
Ora posso anche seguirti sul fatto che tutto era perfettamente regolare e che i problemi sul bilancio lamentati dai tuoi colleghi consiglieri di maggioranza di allora erano solo un pretesto, ma mi piacerebbe molto, come ho detto, che finalmente ci si decida a pubblicare tutto affinchè i cittadini possano verificare direttamente come stavano e come stanno le cose, per quello che vale, ormai.
Intanto quei terreni a Grassano stanno per essere venduti.
Secondo me, il problema vero è che chi va a “governare” pensa evidentemente di essere infallibile, si nega al confronto, non accetta il dissenso, lesina le informazioni, si rifiuta di illustrare e motivare le sue scelte, pensa di “dover rendere conto” (si fa per dire) ai cittadini solo ogni 5 anni, ed è assolutamente insofferente rispetto all’esercizio del diritto alla partecipazione da parte dei cittadini.
CRETA GIUSEPPE
15 gennaio 2012 alle 19:11
(Impegnato su altro fronte, solo oggi ho letto il commento dell’amico Pierluigi Santillo)
- Nessuna “excusatio non petita”; non ce n’è alcun bisogno. Semplici e dovute precisazioni a chiarimento di divagazioni, come dire “spontanee”, su argomentazioni di “mera cronaca” e non solo. All’amico Pierluigi Santillo a cui piace molto, quasi a “tirar il sasso e …”, piace anche che si decida di pubblicare tutto, affinché lui e i cittadini possano verificare direttamente come stavano e come stanno le cose (“per quello che vale” a suo dire). Per quanto auspicato, Pierluigi Santillo, si deve rivolgere ai “colleghi” (abbiano due ruoli diversi!) amministratori di maggioranza, che sicuramente metteranno a disposizione sua e dei cittadini, avendo pubblicamente dato sin dalla campagna elettorale promessa e “certezza”, a “differenza del passato”, della massima trasparenza nelle loro azioni, di tutti i documenti e gli atti comunali adottati nel passato, nel presente e nel futuro, oltre al confronto continuo di tutto e con tutti. Ricordo male o Pierluigi Santillo è stato un sostenitore dell’attuale maggioranza anche e soprattutto per questo?
“Il tempo resta sempre l’unico galantuomo! ”
Ad maiora !
Con immutata stima – Giuseppe Creta
Rispondi
Pierluigi Santillo
16 gennaio 2012 alle 19:02
Sono anni che tiro sassi nello “stagno”, e sempre mettendoci la faccia, oltre che la mano. Però l’acqua è sempre troppo ferma, “ingoia” i sassi senza restituire nulla, e a volte appare piuttosto torbida e maleodorante!
E’ vero, ho votato per la coalizione del sindaco Izzo, alle ultime amministrative, pur di avere una discontinuità rispetto al passato, ma senza grosse aspettative. E infatti abbiamo ascoltato molte belle parole, ma con pochi fatti concreti a seguirle.
Certo, adesso gli atti vengono pubblicati sul sito (anche perchè oggi è obbligatorio farlo), ma in termini di “ascolto”, coinvolgimento e partecipazione non è cambiato molto, in concreto. Ma mi sembra che non stiamo risparmiando critiche in tal senso, e sollecitazioni, nemmeno all’attuale maggioranza, alla quale, di certo, era rivolto l’invito a pubblicare tutti gli atti di bilancio dal 2007 ad oggi, così come ogni altro atto ufficiale dell’amministrazione comunale.
Credo però che a Creta stia facendo bene stare dall’altra parte: ora può capire come sia frustrante assistere impotenti, o quasi, al compiersi di scelte scellerate.
E penso gli farebbe bene anche provare a fare il cittadino semplice, che deve faticare anche solo per avere informazioni.
Ma non me lo auguro. Anzi, siccome sto apprezzando abbastanza il modo di interpretare il suo attuale ruolo di consigliere di opposizione (a parte l’eccessivo accalorarsi sulle argomentazioni di campagna elettorale relative ai “presunti” debiti), vorrei rivederlo ora nell’amministrazione “attiva”, e verificare quanto sarebbe disposto a concedere ai cittadini in termini di informazione e partecipazione.
Con aumentata stima.
Pierluigi Santillo
Giuseppe Creta
22 gennaio 2012 alle 21:58
L’amico Pierluigi Santillo ha votato la coalizione del Sindaco Izzo per dare discontinuità rispetto al passato, eppure quella coalizione era zeppa di “passato”. Per quanto mi riguarda sono sempre stato, con impegno e passione, dove il popolo mi ha voluto. Adesso, negli scranni minoritari sono comunque al servizio dei cittadini, cercando di interpretare al meglio (probabilmente con qualche competenza in più rispetto alle opposizioni del passato) i compiti affidati dal popolo e dalla legge al consigliere di minoranza e che si esplicitano nella vigilanza e nel controllo dell’attività politico-amministrativa della maggioranza con conseguente informazione alla cittadinanza.
L’”accaloramento” si accende al sentir “sconcezze” da “titolati” personaggi, probabilmente ancora “in cerca d’autore”.
Pierluigi Santillo ha forse dimenticato, ma il Creta è stato “semplice cittadino” dall’ottobre 2008 a giugno 2009. Pur sapendo di non poter ottenere atti che riguardavano peraltro il suo operato, Creta ne aveva fatto formale richiesta, ma ha ricevuto eloquenti rifiuti: “la legge non consente il rilascio di atti comunali se non si dimostra di avere “propri interessi” nel contenuto degli stessi”.
Creta, in quel periodo ha dovuto “assistere impotente” al fatto che altri “semplici cittadini” erano in possesso di atti ufficiali del Comune e ha dovuto costatare che la legge, a volte, non “è uguale per tutti”. Chi aveva fornito la documentazione a quei “semplici cittadini”? Si può fantasticare, ma non lo sapremo mai! Un “semplice cittadino” nello stesso periodo sbandierava atti commissariali, distorcendone il contenuto a proprio “uso e consumo”, in incontri e convegni pubblici da lui appositamente organizzati, sin dai primi giorni del febbraio 2009. Altri “semplici cittadini”, accodatisi successivamente alla “grande ammucchiata”, prima ancor di essere eletti e addirittura prima dell’inizio della campagna elettorale, nelle case e dai balconi, mostravano e distribuivano prospetti di mutui comunali con cifre triplicate e falsate rispetto a quelle reali, note e stralci di delibere corredate di commenti completamente opposti al significato reale delle stesse.
Il sornione candidato Sindaco Pasquale Izzo consentiva la distribuzione di Delibere e di atti da lui stesso votati e approvati, perchè presentato e presentatosi come il “salvatore della patria” “senza colpe e senza macchia”. Ma non lo è mai stato, come non lo è tuttora! In verità chi per sette anni ha votato delibere comunali e accettato fatti e circostanze in piena coscienza e libertà; chi per sette anni ha votato atti “senza capire” o senza aver “potuto” (o “voluto”!?) “rendersi conto” di cosa votato; chi ha votato e taciuto per sette anni, è doppiamente reo rispetto ad altri da lui accusati, è soprattutto doppiamente scorretto verso i cittadini!
La politica sansalvatorese ha assunto sin dal primo giorno di commissariamento del Comune mille facce pur di “agguantare” l’alto “scranno”. Per la machiavelliana “rivoluzione culturale” del 2009 il fine (l’alto scranno) ha sempre giustificato e continua a giustificarne i mezzi!
L’articolo “E’ necessario iniziare a costruire un’alternativa”, di Pierluigi Santillo, pubblicato il 5 giugno 2011 su “Vivitelese”, sembra annunciare una discesa nel difficile campo dei suffragi e dei consensi. E’ il modo più naturale per tramutare il sogno in realtà. Pierluigi Santillo, infatti, una volta eletto in posizione maggioritaria, di persona potrà disporre e concedere ai cittadini quanto sinora auspicato e chiesto ad altri, che hanno dimostrato sinora altri interessi.
Da semplice cittadino sarò, come dire, un osservatore attento!
Cordialmente
Giuseppe Creta
Pierluigi Santillo
29 gennaio 2012 alle 19:41
Ho atteso un po’ per vedere se le “acuminate” affermazioni di Giuseppe Creta (e mi riferisco anche a quelle contenute nel successivo intervento sulle “mancate risposte”) avessero prodotto una qualche reazione, ma il silenzio della maggioranza continua.
Nessuna reazione nemmeno alle ennesime esortazioni di cittadini in movimento sul PUC!
E intanto su sanniopress leggiamo preoccupati delle infiltrazioni dei casalesi nel nostro territorio.
A questo punto attendiamo il prossimo consiglio comunale: magari sarà il caso di affrontare anche questo argomento. O no?
Per quanto mi riguarda, temo che Creta non abbia colto il senso delle esortazioni contenute nel mio intervento di giugno scorso a cui ha voluto far riferimento (http://www.pierluigi-santillo.blogspot.com/2011/06/e-necessario-iniziare-costruire.html).
Non annunciavo affatto una mia possibile candidatura, ma ribadivo la necessità di un impegno attivo di tutti i cittadini, soprattutto dei giovani.
Solo così possiamo sperare in un cambiamento.
Ho già rifiutato candidature prive di prospettive, e continuerò a farlo. Ma non rinuncio ad esercitare i miei diritti, e ad esprimere le mie opinioni, e continerò a farlo.
A questo punto è il caso o che questo nostro “scambio di idee” si allarghi ad altri contributi, o che si chiuda qui, altrimenti finiamo con lo scadere nella pura e sterile polemica personale e (cito sommessamente un libro che sto leggendo), “nella polemica si diventa ridicoli, non c’è verso”!
domenica 8 gennaio 2012
VENDITA IMMINENTE
La vendita dei terreni di proprietà del comune di San Salvatore Telesino in località acqua fetente, sulla sponda sinistra del torrente Grassano, sta per essere conclusa.
Leggi su CITTADINI IN MOVIMENTO
Un vero scempio sul quale non c'è stato verso di far ragionare i nostri amministratori.
Si potevano cercare altre strade per "sistemare" i presunti buchi di bilancio, senza rinunciare ancora una volta a tutelare i beni comuni.
mercoledì 14 settembre 2011
TRASPARENZA = ACCESSIBILITA' TOTALE COME STA CAMBIANDO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
articolo pubblicato sulla rivista ASCLEPIADI - aprile 2011
“Nell'espletamento dei propri compiti, il dipendente antepone il rispetto della legge e l'interesse pubblico agli interessi privati propri ed altrui; ispira le proprie decisioni ed i propri comportamenti alla cura dell'interesse pubblico che gli è affidato”.
(Codice di comportamento dei dipendenti
delle PP.AA. - D. M. 31 marzo 1994 - articolo 2 – comma 3 )
Alla Pubblica Amministrazione sono stati dedicati negli ultimi anni diversi provvedimenti legislativi, che stanno profondamente modificando il funzionamento degli uffici e l'impiego, l'impegno e le responsabilità dei dipendenti, in particolare dirigenti e titolari di posizioni organizzative.
L'ultimo importante intervento del legislatore si è avuto con D.Lgs. 150/2009, approvato dall'attuale governo, ma che già era in via di redazione da parte del Ministero della Funzione Pubblica nel corso della precedente legislatura. Con la pubblicazione del D.Lgs. 150/2009 è fatto obbligo a tutti gli enti pubblici di dare impulso al processo di ammodernamento, introdurre maggiore trasparenza e attenzione alla soddisfazione dell'utenza, migliorare efficienza ed efficacia delle procedure interne. In effetti, con l'applicazione di queste disposizioni, ci si può attendere un deciso passo avanti nel lungo processo di riorganizzazione della pubblica amministrazione, iniziato nel 1990 con la legge sulla trasparenza (L. 241/90).
Per comprendere l'impatto che questa norma avrà sul rapporto fra i cittadini e la Pubblica Amministrazione andiamo subito ad analizzare come cambia il concetto di trasparenza.
Al comma 1 dell’art. 11 (Trasparenza) del D. Lgs. 150/2009 si legge: “La trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell'attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità. Essa costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione”.
La centralità del ruolo del cittadino-utente, e quindi la volontà di rendere effettivo il diritto alla trasparenza, è confermato dalla recente direttiva 105 del 23 settembre della Commissione Indipendente per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza delle Amministrazioni pubbliche (C.I.V.I.T.), che ha dettato le Linee guida per la predisposizione del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità, un documento che presenta un modello della sezione dei siti internet delle pubbliche amministrazioni dedicato all’operazione trasparenza, da predisporre ed adottare entro il 2010.
Il concetto di trasparenza che viene fuori dalla direttiva è fortemente avanzato rispetto a quello dettato dalla legge 241 del 1990 e si rifà al moderno concetto di open government (la trasparenza “è intesa come accessibilità totale (...)” - articolo 11, comma 1 del decreto).
Con la legge n.241/1990 la trasparenza si limitava a sancire il diritto di accesso ai documenti amministrativi da parte di chi era titolare di un interesse e comunque entro determinati limiti. L’accessibilità totale introdotta dalle nuove disposizioni presuppone, invece, l’accesso da parte dell’intera collettività a tutte le “informazioni pubbliche”. E' stata quindi introdotta nel nostro ordinamento una posizione qualificata e diffusa in capo a ciascun cittadino, rispetto all’azione delle pubbliche amministrazioni, con il principale “scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità”.
E' dunque chiaramente esplicitato che, per il solo fatto di essere cittadini di questo Stato e quindi di pagare le tasse, abbiamo il diritto di avere dati chiari, leggibili, aperti su come viene amministrata la cosa pubblica e su come vengono spesi i nostri soldi.
L'accesso a qualunque atto della P.A. deve dunque essere possibile per tutti i cittadini, e non solo a quelli che ne hanno un interesse diretto, come prima prevedeva la L.241/90, che addirittura impediva per principio un accesso generalizzato (“non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”).
Con il D.Lgs. 150/2009, invece, “la trasparenza è finalizzata proprio a forme diffuse di controllo sociale dell’operato delle pubbliche amministrazioni e delinea, quindi, un diverso regime di accessibilità alle informazioni”.
La pubblicazione di determinate informazioni è un’importante spia dell’andamento della performance delle pubbliche amministrazioni e del raggiungimento degli obiettivi espressi nel più generale ciclo di gestione della performance: dal 1° gennaio 2011 dovranno perciò essere resi disponibili ai cittadini dati chiave sull’andamento dell’amministrazione: che obiettivi si è data, a che punto è nel conseguirli, quanto costano, dove e come si spendono le risorse, cosa e come si è acquistato e con quali procedure, ecc.
In questo senso, la pubblicità dei dati relativi all’organizzazione e all’erogazione dei servizi al pubblico, tende al “miglioramento continuo” dei servizi pubblici, anche grazie al necessario apporto partecipativo dei portatori di interesse (stakeholder). Infatti, la pubblicazione on line dei dati consente a tutti i cittadini un’effettiva conoscenza dell’azione delle pubbliche amministrazioni, con il fine di sollecitare e agevolare modalità di partecipazione e coinvolgimento della collettività. In quest’ottica, la trasparenza costituisce una forma di garanzia del cittadino, in qualità sia di destinatario delle generali attività delle pubbliche amministrazioni, sia di utente dei servizi pubblici. E' necessario conoscere sempre i responsabili, i tempi e i modi dei progetti, il loro stato di avanzamento, in modo che ognuno, all'interno della P.A., sappia su cosa e come stanno lavorando i colleghi, e, soprattutto, è necessario renderlo conoscibile anche all'esterno dell'ente. Dovremmo cioè poter dire ai cittadini “entrate e guardate cosa stiamo facendo”.
In questo modo, favorendo le esperienze di cittadinanza attiva, e stimolando l'associazionismo civico e la cooperazione sociale, si potrà anche contribuire al riavvicinamento della gente alla politica, al ridursi della distanza profonda che c'è oggi fra il Paese reale e i nostri “rappresentanti” nelle Istituzioni, ormai quasi completamente occupate dai partiti.
Altra innovazione fondamentale che il D.Lgs. 150 è l'introduzione di sistemi per la valutazione del personale, e la valorizzare il merito e, quindi, di un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici.
In analogia a quanto già avviene da tempo in altri Paesi che sono solitamente assunti a modello (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, …), il decreto obbliga le PP.AA. a dotarsi di sistemi per la misurazione della performance, ovvero, di strumenti per misurare la capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini.
Per gli enti locali (e quindi anche per il comparto della Sanità) alcune disposizioni diventeranno obbligatorie solo dal 1° gennaio 2012, ma tutte le Amministrazioni, entro il 31.12.2010 devono adeguare i propri ordinamenti ai principi dei titoli II (misurazione, valutazione e trasparenza della performance) e III (merito e premi) del D. Lgs. 150/2009.
L’obiettivo dichiarato è quello di applicare anche nell’ambito del lavoro pubblico i criteri di organizzazione, gestione e valutazione propri del lavoro privato, nella convinzione che ciò consentirà di individuare ed eliminare inefficienze ed improduttività.
Sperando che dietro non vi sia in realtà l'intenzione di “spingere” ulteriormente sulle privatizzazioni, possiamo comunque rilevare la convinzione della Funzione Pubblica che la valutazione delle performance individuali e collettive, in un quadro di assoluta trasparenza, e quindi di “visibilità” per i cittadini, possono sostituire la concorrenza di mercato propria del settore privato, rappresentando un efficace stimolo esterno al miglioramento continuo di processi e servizi offerti dalla P.A.: il cittadino, così, è posto al centro della programmazione (customer satisfaction) e della rendicontazione (trasparenza).
I sistemi di misurazione della performance sono quindi uno strumento per il miglioramento dei servizi pubblici, per la definizione di obiettivi strategici appropriati, per l’allineamento di comportamenti ed attitudini, per il miglioramento delle performance organizzative e, quindi, per una corretta “allocazione” delle risorse.
Sono la soddisfazione del cittadino, da un lato, e la sua partecipazione al processo, dall’altro, a definire il cittadino come vero motore dei processi di miglioramento e innovazione (delibera n. 89/2010 della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche).
Naturalmente sono anche necessarie significative innovazioni strategico-organizzative degli enti pubblici per orientare al meglio i processi di pianificazione, programmazione e controllo (1).
Sinteticamente, il ciclo di gestione della performance introdotto dal D. Lgs. 150/2010 dovrà essere articolato in 6 step:
a) definizione e assegnazione degli obiettivi, dei valori attesi di risultato (target) e dei rispettivi indicatori;
b) collegamento tra gli obiettivi e l’allocazione delle risorse;
c) monitoraggio in corso di esercizio ed attivazione di eventuali interventi correttivi;
d) misurazione e valutazione della performance, organizzativa ed individuale;
e) utilizzo di sistemi premianti, secondo criteri di valorizzazione del merito;
f) rendicontazione dei risultati agli organi di indirizzo politico-amministrativo e ai cittadini destinatari dei servizi.
D'altra parte, già il decreto legislativo 267/2000 (Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) attribuiva particolare attenzione al controllo di gestione quale strumento in grado di garantire la realizzazione degli obiettivi programmati, la corretta ed economica gestione delle risorse pubbliche, l'imparzialità ed il buon andamento della Pubblica Amministrazione (P.A.) e la trasparenza dell'azione amministrativa (2).
Ora, però, con la nuova formulazione dell’articolo 40 del D.Lgs. 165/2001 dettata dall’articolo 54 e dall’articolo 19 - comma 6 del D.Lgs 150/2009, nell’ottica di ottimizzare la produttività del lavoro pubblico e l’efficienza e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, il raggiungimento dei risultati inciderà direttamente sulla retribuzione dei dipendenti pubblici.
In particolare, ogni trattamento economico accessorio deve derivare dalla remunerazione della performance individuale, nell’interesse dell’efficienza e della produttività dei servizi pubblici e quindi la contrattazione integrativa dei dipendenti dovrà da ora in poi essere finalizzata per legge, pena la nullità, al conseguimento di risultati ed obiettivi: “la contrattazione collettiva integrativa assicura adeguati livelli di efficienza e produttività dei servizi pubblici, incentivando l’impegno e la qualità della performance”.
Lo scopo della norma è quello di ottenere un miglioramento delle prestazioni dei dipendenti utilizzando la valutazione come opportunità, premiando il merito individuale attraverso il riconoscimento economico, favorendo la crescita professionale degli individui con adeguati interventi formativi ed organizzativi (affiancamento, auto-formazione, mobilità interna, ecc.), il tutto per una migliore gestione delle risorse umane.
Per esempio, un protocollo d'intesa fra Ministero della Funzione Pubblica, l'Agenas e 17 ASL italiane per la sperimentazione dell'applicazione della riforma nel comparto Sanità, stabilisce che “il contributo individuale del lavoratore, sarà valutato anche negli aspetti qualitativi dei comportamenti e delle competenze utilizzate nell’esecuzione delle prestazioni sia di natura assistenziale, di cura, che amministrative e organizzative”.
Stabilendo delle diversificazioni obbligatorie nella retribuzione accessoria dei dipendenti pubblici in funzione della performance individuale, si intende cioè dare un concreto impulso al passaggio “dalla cultura dell’adempimento a quella del risultato”.
Certo, l'applicazione a-critica della norma non darà i risultati sperati se non si accompagnerà ad un “cambio di mentalità” dei dipendenti della P.A., a partire dalla dirigenza che deve promuovere e supportare il cambiamento con comportamenti coerenti, indicando, innanzitutto con il proprio esempio, i valori condivisi a cui fare riferimento, a cominciare dal servizio pubblico inteso come servizio alla collettività.
Voglio concludere con una frase di Alejandro Jodorowsky che mi sembra ben sintetizzare quale spirito dovrebbe animare chi lavora, nella P.A. per garantire l'erogazione di servizi ai cittadini: “sacrificare il personale per giungere all'impersonale: niente per me che non sia per gli altri” (La danza della realtà – Feltrinelli).
NOTE
(1) - Purtroppo i tagli decisi con il D.L. 78/2010 (convertito nella legge 122 - la manovra finanziaria straordinaria “imposta” dal Ministro Tremonti), e soprattutto gli obblighi di riduzione delle spese per la formazione e le consulenze, ma anche il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici, hanno sottratto agli enti le risorse necessarie ad applicare le nuove norme. Infatti, proprio lo stesso giorno in cui è stata “licenziata” la legge 122, ovvero il 30 luglio 2010, dal Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri è “uscita” anche una direttiva sulla formazione (che però è stata pubblicata in G.U. solo il 6 ottobre), nella quale si dettano alcune disposizioni per la programmazione delle attività e all'utilizzo di strutture pubbliche, volte a garantire un'adeguata formazione dei dipendenti pubblici anche con risorse dimezzate.
(2) - Art. 196 - comma 2 del Testo Unico: il controllo di Gestione è "la procedura diretta a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi programmati e, attraverso l'analisi delle risorse acquisite e della comparazione tra i costi e la quantità e qualità dei servizi offerti, la funzionalità dell'organizzazione dell'ente, l'efficacia, l'efficienza ed il livello di economicità nell'attività di realizzazione dei predetti obiettivi".
“Nell'espletamento dei propri compiti, il dipendente antepone il rispetto della legge e l'interesse pubblico agli interessi privati propri ed altrui; ispira le proprie decisioni ed i propri comportamenti alla cura dell'interesse pubblico che gli è affidato”.
(Codice di comportamento dei dipendenti
delle PP.AA. - D. M. 31 marzo 1994 - articolo 2 – comma 3 )
Alla Pubblica Amministrazione sono stati dedicati negli ultimi anni diversi provvedimenti legislativi, che stanno profondamente modificando il funzionamento degli uffici e l'impiego, l'impegno e le responsabilità dei dipendenti, in particolare dirigenti e titolari di posizioni organizzative.
L'ultimo importante intervento del legislatore si è avuto con D.Lgs. 150/2009, approvato dall'attuale governo, ma che già era in via di redazione da parte del Ministero della Funzione Pubblica nel corso della precedente legislatura. Con la pubblicazione del D.Lgs. 150/2009 è fatto obbligo a tutti gli enti pubblici di dare impulso al processo di ammodernamento, introdurre maggiore trasparenza e attenzione alla soddisfazione dell'utenza, migliorare efficienza ed efficacia delle procedure interne. In effetti, con l'applicazione di queste disposizioni, ci si può attendere un deciso passo avanti nel lungo processo di riorganizzazione della pubblica amministrazione, iniziato nel 1990 con la legge sulla trasparenza (L. 241/90).
Per comprendere l'impatto che questa norma avrà sul rapporto fra i cittadini e la Pubblica Amministrazione andiamo subito ad analizzare come cambia il concetto di trasparenza.
Al comma 1 dell’art. 11 (Trasparenza) del D. Lgs. 150/2009 si legge: “La trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell'attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità. Essa costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione”.
La centralità del ruolo del cittadino-utente, e quindi la volontà di rendere effettivo il diritto alla trasparenza, è confermato dalla recente direttiva 105 del 23 settembre della Commissione Indipendente per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza delle Amministrazioni pubbliche (C.I.V.I.T.), che ha dettato le Linee guida per la predisposizione del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità, un documento che presenta un modello della sezione dei siti internet delle pubbliche amministrazioni dedicato all’operazione trasparenza, da predisporre ed adottare entro il 2010.
Il concetto di trasparenza che viene fuori dalla direttiva è fortemente avanzato rispetto a quello dettato dalla legge 241 del 1990 e si rifà al moderno concetto di open government (la trasparenza “è intesa come accessibilità totale (...)” - articolo 11, comma 1 del decreto).
Con la legge n.241/1990 la trasparenza si limitava a sancire il diritto di accesso ai documenti amministrativi da parte di chi era titolare di un interesse e comunque entro determinati limiti. L’accessibilità totale introdotta dalle nuove disposizioni presuppone, invece, l’accesso da parte dell’intera collettività a tutte le “informazioni pubbliche”. E' stata quindi introdotta nel nostro ordinamento una posizione qualificata e diffusa in capo a ciascun cittadino, rispetto all’azione delle pubbliche amministrazioni, con il principale “scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità”.
E' dunque chiaramente esplicitato che, per il solo fatto di essere cittadini di questo Stato e quindi di pagare le tasse, abbiamo il diritto di avere dati chiari, leggibili, aperti su come viene amministrata la cosa pubblica e su come vengono spesi i nostri soldi.
L'accesso a qualunque atto della P.A. deve dunque essere possibile per tutti i cittadini, e non solo a quelli che ne hanno un interesse diretto, come prima prevedeva la L.241/90, che addirittura impediva per principio un accesso generalizzato (“non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”).
Con il D.Lgs. 150/2009, invece, “la trasparenza è finalizzata proprio a forme diffuse di controllo sociale dell’operato delle pubbliche amministrazioni e delinea, quindi, un diverso regime di accessibilità alle informazioni”.
La pubblicazione di determinate informazioni è un’importante spia dell’andamento della performance delle pubbliche amministrazioni e del raggiungimento degli obiettivi espressi nel più generale ciclo di gestione della performance: dal 1° gennaio 2011 dovranno perciò essere resi disponibili ai cittadini dati chiave sull’andamento dell’amministrazione: che obiettivi si è data, a che punto è nel conseguirli, quanto costano, dove e come si spendono le risorse, cosa e come si è acquistato e con quali procedure, ecc.
In questo senso, la pubblicità dei dati relativi all’organizzazione e all’erogazione dei servizi al pubblico, tende al “miglioramento continuo” dei servizi pubblici, anche grazie al necessario apporto partecipativo dei portatori di interesse (stakeholder). Infatti, la pubblicazione on line dei dati consente a tutti i cittadini un’effettiva conoscenza dell’azione delle pubbliche amministrazioni, con il fine di sollecitare e agevolare modalità di partecipazione e coinvolgimento della collettività. In quest’ottica, la trasparenza costituisce una forma di garanzia del cittadino, in qualità sia di destinatario delle generali attività delle pubbliche amministrazioni, sia di utente dei servizi pubblici. E' necessario conoscere sempre i responsabili, i tempi e i modi dei progetti, il loro stato di avanzamento, in modo che ognuno, all'interno della P.A., sappia su cosa e come stanno lavorando i colleghi, e, soprattutto, è necessario renderlo conoscibile anche all'esterno dell'ente. Dovremmo cioè poter dire ai cittadini “entrate e guardate cosa stiamo facendo”.
In questo modo, favorendo le esperienze di cittadinanza attiva, e stimolando l'associazionismo civico e la cooperazione sociale, si potrà anche contribuire al riavvicinamento della gente alla politica, al ridursi della distanza profonda che c'è oggi fra il Paese reale e i nostri “rappresentanti” nelle Istituzioni, ormai quasi completamente occupate dai partiti.
Altra innovazione fondamentale che il D.Lgs. 150 è l'introduzione di sistemi per la valutazione del personale, e la valorizzare il merito e, quindi, di un sistema più rigoroso di responsabilità dei dipendenti pubblici.
In analogia a quanto già avviene da tempo in altri Paesi che sono solitamente assunti a modello (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, …), il decreto obbliga le PP.AA. a dotarsi di sistemi per la misurazione della performance, ovvero, di strumenti per misurare la capacità di rispondere alle esigenze dei cittadini.
Per gli enti locali (e quindi anche per il comparto della Sanità) alcune disposizioni diventeranno obbligatorie solo dal 1° gennaio 2012, ma tutte le Amministrazioni, entro il 31.12.2010 devono adeguare i propri ordinamenti ai principi dei titoli II (misurazione, valutazione e trasparenza della performance) e III (merito e premi) del D. Lgs. 150/2009.
L’obiettivo dichiarato è quello di applicare anche nell’ambito del lavoro pubblico i criteri di organizzazione, gestione e valutazione propri del lavoro privato, nella convinzione che ciò consentirà di individuare ed eliminare inefficienze ed improduttività.
Sperando che dietro non vi sia in realtà l'intenzione di “spingere” ulteriormente sulle privatizzazioni, possiamo comunque rilevare la convinzione della Funzione Pubblica che la valutazione delle performance individuali e collettive, in un quadro di assoluta trasparenza, e quindi di “visibilità” per i cittadini, possono sostituire la concorrenza di mercato propria del settore privato, rappresentando un efficace stimolo esterno al miglioramento continuo di processi e servizi offerti dalla P.A.: il cittadino, così, è posto al centro della programmazione (customer satisfaction) e della rendicontazione (trasparenza).
I sistemi di misurazione della performance sono quindi uno strumento per il miglioramento dei servizi pubblici, per la definizione di obiettivi strategici appropriati, per l’allineamento di comportamenti ed attitudini, per il miglioramento delle performance organizzative e, quindi, per una corretta “allocazione” delle risorse.
Sono la soddisfazione del cittadino, da un lato, e la sua partecipazione al processo, dall’altro, a definire il cittadino come vero motore dei processi di miglioramento e innovazione (delibera n. 89/2010 della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche).
Naturalmente sono anche necessarie significative innovazioni strategico-organizzative degli enti pubblici per orientare al meglio i processi di pianificazione, programmazione e controllo (1).
Sinteticamente, il ciclo di gestione della performance introdotto dal D. Lgs. 150/2010 dovrà essere articolato in 6 step:
a) definizione e assegnazione degli obiettivi, dei valori attesi di risultato (target) e dei rispettivi indicatori;
b) collegamento tra gli obiettivi e l’allocazione delle risorse;
c) monitoraggio in corso di esercizio ed attivazione di eventuali interventi correttivi;
d) misurazione e valutazione della performance, organizzativa ed individuale;
e) utilizzo di sistemi premianti, secondo criteri di valorizzazione del merito;
f) rendicontazione dei risultati agli organi di indirizzo politico-amministrativo e ai cittadini destinatari dei servizi.
D'altra parte, già il decreto legislativo 267/2000 (Testo Unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali) attribuiva particolare attenzione al controllo di gestione quale strumento in grado di garantire la realizzazione degli obiettivi programmati, la corretta ed economica gestione delle risorse pubbliche, l'imparzialità ed il buon andamento della Pubblica Amministrazione (P.A.) e la trasparenza dell'azione amministrativa (2).
Ora, però, con la nuova formulazione dell’articolo 40 del D.Lgs. 165/2001 dettata dall’articolo 54 e dall’articolo 19 - comma 6 del D.Lgs 150/2009, nell’ottica di ottimizzare la produttività del lavoro pubblico e l’efficienza e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni, il raggiungimento dei risultati inciderà direttamente sulla retribuzione dei dipendenti pubblici.
In particolare, ogni trattamento economico accessorio deve derivare dalla remunerazione della performance individuale, nell’interesse dell’efficienza e della produttività dei servizi pubblici e quindi la contrattazione integrativa dei dipendenti dovrà da ora in poi essere finalizzata per legge, pena la nullità, al conseguimento di risultati ed obiettivi: “la contrattazione collettiva integrativa assicura adeguati livelli di efficienza e produttività dei servizi pubblici, incentivando l’impegno e la qualità della performance”.
Lo scopo della norma è quello di ottenere un miglioramento delle prestazioni dei dipendenti utilizzando la valutazione come opportunità, premiando il merito individuale attraverso il riconoscimento economico, favorendo la crescita professionale degli individui con adeguati interventi formativi ed organizzativi (affiancamento, auto-formazione, mobilità interna, ecc.), il tutto per una migliore gestione delle risorse umane.
Per esempio, un protocollo d'intesa fra Ministero della Funzione Pubblica, l'Agenas e 17 ASL italiane per la sperimentazione dell'applicazione della riforma nel comparto Sanità, stabilisce che “il contributo individuale del lavoratore, sarà valutato anche negli aspetti qualitativi dei comportamenti e delle competenze utilizzate nell’esecuzione delle prestazioni sia di natura assistenziale, di cura, che amministrative e organizzative”.
Stabilendo delle diversificazioni obbligatorie nella retribuzione accessoria dei dipendenti pubblici in funzione della performance individuale, si intende cioè dare un concreto impulso al passaggio “dalla cultura dell’adempimento a quella del risultato”.
Certo, l'applicazione a-critica della norma non darà i risultati sperati se non si accompagnerà ad un “cambio di mentalità” dei dipendenti della P.A., a partire dalla dirigenza che deve promuovere e supportare il cambiamento con comportamenti coerenti, indicando, innanzitutto con il proprio esempio, i valori condivisi a cui fare riferimento, a cominciare dal servizio pubblico inteso come servizio alla collettività.
Voglio concludere con una frase di Alejandro Jodorowsky che mi sembra ben sintetizzare quale spirito dovrebbe animare chi lavora, nella P.A. per garantire l'erogazione di servizi ai cittadini: “sacrificare il personale per giungere all'impersonale: niente per me che non sia per gli altri” (La danza della realtà – Feltrinelli).
NOTE
(1) - Purtroppo i tagli decisi con il D.L. 78/2010 (convertito nella legge 122 - la manovra finanziaria straordinaria “imposta” dal Ministro Tremonti), e soprattutto gli obblighi di riduzione delle spese per la formazione e le consulenze, ma anche il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici, hanno sottratto agli enti le risorse necessarie ad applicare le nuove norme. Infatti, proprio lo stesso giorno in cui è stata “licenziata” la legge 122, ovvero il 30 luglio 2010, dal Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri è “uscita” anche una direttiva sulla formazione (che però è stata pubblicata in G.U. solo il 6 ottobre), nella quale si dettano alcune disposizioni per la programmazione delle attività e all'utilizzo di strutture pubbliche, volte a garantire un'adeguata formazione dei dipendenti pubblici anche con risorse dimezzate.
(2) - Art. 196 - comma 2 del Testo Unico: il controllo di Gestione è "la procedura diretta a verificare lo stato di attuazione degli obiettivi programmati e, attraverso l'analisi delle risorse acquisite e della comparazione tra i costi e la quantità e qualità dei servizi offerti, la funzionalità dell'organizzazione dell'ente, l'efficacia, l'efficienza ed il livello di economicità nell'attività di realizzazione dei predetti obiettivi".
domenica 12 giugno 2011
Indifferenza e impegno
(post su vivitelese del 10 giugno 2011)
Domenica e lunedì prossimi, 12 e 13 giugno, DOBBIAMO assolutamente andare tutti a VOTARE i REFERENDUM:
per l’ACQUA BENE COMUNE;
per FERMARE la follia NUCLEARE del governo Berlusconi;
e per UNA GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI.
Come oltre cinque milioni di altri correntisti bancoposta, nei giorni scorsi ho ricevuto una comunicazione di Poste Italiane che mi comunica che da settembre gli interessi sui miei depositi diminuiranno dallo 0,15% allo 0,00%: zero, nessun interesse! E dobbiamo accettare che agli speculatori finanziari che ci dovrebbero vendere l’acqua debba essere garantito per legge un profitto del 7%? A nostre spese?
Dove pensate che i privati prenderanno i soldi per i loro investimenti? Dalle nostre tasche!
Come possiamo accettarlo passivamente?
Sul nucleare: se Germania e Svizzera stanno programmando lo spegnimento delle loro centrali, perché mai noi dovremmo iniziare a costruirne altre? E dove? E che ne facciamo delle scorie? E chi ci darà l’uranio necessario per farle funzionare?
Infine: la LEGGE è UGUALE per TUTTI i cittadini italiani? O possono esservi cittadini più uguali degli altri che, approfittando della loro posizione di potere, possono pensare di sottrarsi ai processi? Solo in Italia e nelle dittature conclamate può porsi questa questione! Come possiamo continuare ad accettarlo passivamente ora che ci è data la possibilità di esprimerci? La vittoria del SI avrà un limitato effetto pratico, ma un enorme valore simbolico, e potrà fermare altre leggi ad personam inaccettabili.
L’importanza di questi referendum è enorme, e infatti hanno tentato di tutto per fermarli, sperperando anche i nostri soldi pur di non abbinarli alle elezioni amministrative o, almeno, ai successivi ballottaggi, e per mettere il bavaglio all’informazione, ma ciò nonostante, grazie allo straordinario impegno di centinaia di migliaia di attivisti, il traguardo è ora davvero a portata di mano.
Mai come questa volta il raggiungimento del quorum necessario per rendere valida la consultazione si gioca sul “filo del rasoio”, quindi fino all’ultimo minuto prima delle fatidiche ore 15.00 del 13 giugno è nostro dovere non solo andare a votare, ma informare, convincere e portare alle urne quanti più cittadini/elettori possibile.
Non sarà questione “di vita o di morte” come dice Celentano, ma, comunque vada, questa sarà stata una tappa fondamentale per la nostra salute, per la democrazia e i beni comuni e, certamente, raggiungere l’obiettivo del quorum è importantissimo.
Tutto il mondo ci sta guardando.
Servono almeno 26 milioni per 4, ovvero quasi 105 milioni di SI perché l’impegno, la consapevolezza, la capacità di tutelare i nostri diritti e, perché no, anche per difendere i nostri interessi dagli speculatori, vincano sull’indifferenza che, incredibilmente, ancora fa nascondere tantissime persone.
Ognuno deve fare il proprio dovere civico, consapevolmente, e recarsi alle urne. Si tratta del nostro futuro, e nessuno deve dirci di “andare al mare” o comunque di disprezzare i referendum dicendo che sono inutili o addirittura dannosi: il nostro parere su questioni fondamentali come quelle oggetto di consultazione non può essere considerato inutile.
E allora, tutti a votare:
QUATTRO SI per la DEMOCRAZIA
per rinnovare il nostro impegno di cittadini consapevoli (e non indifferenti o, peggio, autolesionisti).
commento di Francesco Pascale
Concordo con quanto scritto da Pierluigi ed a proposito di impegni ed indifferenza voglio ricordare che i sindaci Izzo (S.Salvatore T.), Carofano (Telese T.) e Panza (Guardia S.) si erano impegnati a dare massima promozione (si parlava quantomeno di manifesti che invitavano a votare) ai referendum, davanti ad un folto pubblico (http://www.vivitelese.it/2011/03/come-sempre-si-scrive-bene-comune-si-legge-democrazia/) accorso 2 mesi fa per un incontro sul tema referendario (ospiti, oltre ai sindaci, padre Zanotelli e Monica Capo). A voi giudicare quanto si siano adoperati per mantenere tale impegno.
Domenica e lunedì prossimi, 12 e 13 giugno, DOBBIAMO assolutamente andare tutti a VOTARE i REFERENDUM:
per l’ACQUA BENE COMUNE;
per FERMARE la follia NUCLEARE del governo Berlusconi;
e per UNA GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI.
Come oltre cinque milioni di altri correntisti bancoposta, nei giorni scorsi ho ricevuto una comunicazione di Poste Italiane che mi comunica che da settembre gli interessi sui miei depositi diminuiranno dallo 0,15% allo 0,00%: zero, nessun interesse! E dobbiamo accettare che agli speculatori finanziari che ci dovrebbero vendere l’acqua debba essere garantito per legge un profitto del 7%? A nostre spese?
Dove pensate che i privati prenderanno i soldi per i loro investimenti? Dalle nostre tasche!
Come possiamo accettarlo passivamente?
Sul nucleare: se Germania e Svizzera stanno programmando lo spegnimento delle loro centrali, perché mai noi dovremmo iniziare a costruirne altre? E dove? E che ne facciamo delle scorie? E chi ci darà l’uranio necessario per farle funzionare?
Infine: la LEGGE è UGUALE per TUTTI i cittadini italiani? O possono esservi cittadini più uguali degli altri che, approfittando della loro posizione di potere, possono pensare di sottrarsi ai processi? Solo in Italia e nelle dittature conclamate può porsi questa questione! Come possiamo continuare ad accettarlo passivamente ora che ci è data la possibilità di esprimerci? La vittoria del SI avrà un limitato effetto pratico, ma un enorme valore simbolico, e potrà fermare altre leggi ad personam inaccettabili.
L’importanza di questi referendum è enorme, e infatti hanno tentato di tutto per fermarli, sperperando anche i nostri soldi pur di non abbinarli alle elezioni amministrative o, almeno, ai successivi ballottaggi, e per mettere il bavaglio all’informazione, ma ciò nonostante, grazie allo straordinario impegno di centinaia di migliaia di attivisti, il traguardo è ora davvero a portata di mano.
Mai come questa volta il raggiungimento del quorum necessario per rendere valida la consultazione si gioca sul “filo del rasoio”, quindi fino all’ultimo minuto prima delle fatidiche ore 15.00 del 13 giugno è nostro dovere non solo andare a votare, ma informare, convincere e portare alle urne quanti più cittadini/elettori possibile.
Non sarà questione “di vita o di morte” come dice Celentano, ma, comunque vada, questa sarà stata una tappa fondamentale per la nostra salute, per la democrazia e i beni comuni e, certamente, raggiungere l’obiettivo del quorum è importantissimo.
Tutto il mondo ci sta guardando.
Servono almeno 26 milioni per 4, ovvero quasi 105 milioni di SI perché l’impegno, la consapevolezza, la capacità di tutelare i nostri diritti e, perché no, anche per difendere i nostri interessi dagli speculatori, vincano sull’indifferenza che, incredibilmente, ancora fa nascondere tantissime persone.
Ognuno deve fare il proprio dovere civico, consapevolmente, e recarsi alle urne. Si tratta del nostro futuro, e nessuno deve dirci di “andare al mare” o comunque di disprezzare i referendum dicendo che sono inutili o addirittura dannosi: il nostro parere su questioni fondamentali come quelle oggetto di consultazione non può essere considerato inutile.
E allora, tutti a votare:
QUATTRO SI per la DEMOCRAZIA
per rinnovare il nostro impegno di cittadini consapevoli (e non indifferenti o, peggio, autolesionisti).
commento di Francesco Pascale
Concordo con quanto scritto da Pierluigi ed a proposito di impegni ed indifferenza voglio ricordare che i sindaci Izzo (S.Salvatore T.), Carofano (Telese T.) e Panza (Guardia S.) si erano impegnati a dare massima promozione (si parlava quantomeno di manifesti che invitavano a votare) ai referendum, davanti ad un folto pubblico (http://www.vivitelese.it/2011/03/come-sempre-si-scrive-bene-comune-si-legge-democrazia/) accorso 2 mesi fa per un incontro sul tema referendario (ospiti, oltre ai sindaci, padre Zanotelli e Monica Capo). A voi giudicare quanto si siano adoperati per mantenere tale impegno.
domenica 5 giugno 2011
E’ NECESSARIO INIZIARE A COSTRUIRE UN’ALTERNATIVA
L’amministrazione comunale di San Salvatore Telesino aveva basato la sua campagna elettorale sul cambiamento, sulla trasparenza e sulla partecipazione dei cittadini: sono rimaste quasi solo belle parole.
D’altra parte tutti gli amministratori pubblici, a parole, mettono al centro del proprio operato i cittadini a cui devono rispondere, obbligati anche da specifiche disposizioni legislative - dalle leggi 142 e 241 del 1990 alla riforma “Brunetta” - e stimolati da un opinione pubblica sempre più informata e consapevole (grazie anche all'uso sempre più diffuso della “rete” ed in particolare dei social network).
Ma quali cittadini sono al centro dei loro pensieri? Tutti quelli amministrati o un “campione scelto” dalla massa?
Fatto sta che lo scollamento fra l’azione pubblica dei nostri amministratori e le reali esigenze dei cittadini è sempre più ampio e la delusione e l’insoddisfazione sono sempre più palesi. D’altra parte questo non è un problema solo di San Salvatore Telesino (come per esempio ci conferma il recente comunicato di Luigi Zito e Marco Falconieri su vivitelese).
Eppure dovrebbero essere ormai chiaro che è impossibile erogare servizi adeguati ai cittadini se non si ascolta il loro parere e se non ci si fa carico delle loro istanze, “contrattando” in modo trasparente e diffuso le politiche pubbliche.
Il fatto che oggi ci sia una maggiore consapevolezza delle possibilità (sia normative che tecnologiche) di controllo diretto dell'operato degli amministratori, soprattutto dopo l’introduzione dell’obbligo di pubblicare tutti gli atti sul sito internet dell’ente, e il fatto che ci siano, almeno da parte di alcuni comitati e singoli cittadini, sempre maggiori e più diffuse richieste di attivare processi partecipati, dovrebbe consigliare un atteggiamento diverso.
Invece, dopo che persino l’ex sindaco Creta si è convinto della necessità di coinvolgere più attivamente i cittadini e di diffondere (chi meglio degli amministratori può farlo?) la “cultura della partecipazione”, qualcuno ancora sostiene di non aver mai sentito parlare di “bilancio partecipativo” e si domanda come sia possibile attuarlo!
Eppure sin dagli anni ’40 dello scorso secolo, in Paesi con “basi democratiche” ben più solide delle nostre, e con una profonda tradizione di ascolto e di coinvolgimento dei cittadini nella gestione della cosa pubblica, come gli Stati Uniti, lo sviluppo economico e sociale dei territori è impostato su azioni non imposte “dall’alto”, ma “dal basso”, ottenendo risultati importanti anche in termini di sviluppo e riducendo i conflitti. E in Svizzera si tengono almeno due referendum (molto partecipati) ogni anno.
Ma sono innumerevoli i casi di “buon governo”, soprattutto a livello locale, anche in Italia, realizzati grazie ad una gestione della cosa pubblica basata su principi, regolamenti e metodologie concrete di democrazia partecipativa.
Invece nei nostri piccoli comuni gli “eletti” continuano ad amministrare pensando di poter decidere a prescindere dagli “elettori” che invece dovrebbero servire, e a cui devono “dare conto”, dimostrando presunzione e arroganza in misura anche maggiore rispetto ad un passato in cui era molto più facile tenere sotto controllo anche le informazioni.
Si obietta che troppo pochi cittadini partecipano, che sono indifferenti,… ma se non si dimostra che l’apertura è reale, e che concretamente i cittadini possono contribuire alle decisioni, ed hanno la responsabilità di farlo, saranno sempre pochi quelli che vorranno impegnarsi in prima persona rinunciando alle comode deleghe ai loro rappresentanti politici e ai propri “dipendenti” (impiegati e dirigenti pubblici), rendendo così “sterile” la domanda di partecipazione di pochi cittadini attivi.
Insomma a San Salvatore, come in tutti i comuni vicini, diversamente dai proclami dei “nuovi” amministratori, ancora domina un modello di pubblica amministrazione burocratico e gerarchizzato ormai superato dalle norme e che non è mai stato veramente in grado di percepire e accogliere i reali bisogni e i contributi dei cittadini nemmeno quando erano disponibili tante risorse da distribuire in modo clientelare per crearsi e mantenere il consenso.
Ed ora sono i consiglieri dell’attuale minoranza, che erano tutti in maggioranza fino a due anni fa, a reclamare più spazio per la partecipazione dei cittadini!
Mi vado quindi convincendo sempre più che le ormai tante contraddizioni che abbiamo dovuto registrare fra i proclami e i fatti concreti, rendono necessaria una riflessione, per valutare in tempo utile la possibilità di una reale alternativa di qui al 2013, quando saremo di nuovo chiamati a scegliere chi dovrà amministrare la nostra Comunità nei successivi cinque anni.
Sulla base dei fatti concreti di questi ultimi anni, infatti, nemmeno l’attuale opposizione può dare sufficienti garanzie.
E’ dunque tempo che persone nuove, possibilmente giovani, non compromesse nelle vecchie ma purtroppo ancora attuali logiche, e consapevoli della loro responsabilità civica, ma anche interessate a costruirsi un futuro migliore di quello che si profila all'orizzonte, ritrovando interesse per la “cosa pubblica”, si espongano in vista di un impegno diretto nell'amministrazione, e soprattutto sarebbe necessario che molti più uomini e donne di San Salvatore Telesino, indipendenti ed indipendentemente dagli attuali due “schieramenti”, inizino a muoversi non più come tifosi, ma come “cittadini attivi”, liberi e responsabili, portando idee nuove e tensione ideale, creatività, apertura mentale, energie ... ed attivandosi per esercitare un controllo costante sull’azione dei propri amministratori e stimolarli a gestire in modo adeguato la cosa pubblica.
Lo stesso ragionamento vale anche per comuni dove si è appena votato, in perfetta continuità con il passato, come per esempio San Lorenzello e Cerreto, e per quelli dove si è votato l’anno scorso o si voterà il prossimo anno.
Sarebbe anzi molto positivo creare un movimento che coinvolga i cittadini di più comuni, riuscendo in questo modo a coordinare un vasto movimento per il cambiamento, verso forme di democrazia diretta o partecipativa, di cui si sente sempre più l'esigenza e la necessità, superando le scontate resistenze degli attuali amministratori.
I “riferimenti” politici di provenienza possono poi essere anche diversi, purché ci sia il comune denominatore della disponibilità e responsabilità personale per un impegno diretto in un sistema di democrazia partecipativa da imporre e coltivare, rifiutando definitivamente la logica della “delega”, rifiutando i proclami autoreferenziali, operando con totale trasparenza, attivando processi partecipativi e valutando l’efficacia dell’azione politica e amministrativa con idonei strumenti di rilevazione della soddisfazione dei cittadini. L’azione politica ed amministrativa, soprattutto a livello locale, non può più essere basata solo su parametri di tipo economico (sviluppo, crescita del PIL, …), ma deve mirare al benessere di tutti i cittadini (BIL - Benessere Interno Lordo), ascoltando le loro istanze, valutandole con procedimenti trasparenti, e assumendo le decisioni in base a condivise scelte di priorità.
Nel frattempo, con tutta probabilità, la crisi economica, iniziata già da tempo, ma che ormai diventa ogni giorno più evidente, facendosi “sentire” in larghi strati della società, si sarà ulteriormente aggravata, e, soprattutto, il federalismo fiscale starà per andare a regime, con tutto quel che ne consegue in termini di disponibilità di risorse economiche per l’amministrazione degli enti locali.
Proprio in tempi di crisi è necessaria una visione coraggiosa del futuro (cosa di cui i vecchi politici non sono in grado assolutamente di farsi carico) e una decisa svolta verso modelli di sviluppo diversi da quelli attuali, tutti basati sul consumo sempre maggiore delle risorse del pianeta, cioè l’avvio di una transizione verso un modello di comunità organizzate in cui dovremo essere noi stessi a poter prendere le decisioni che determineranno la qualità del nostro futuro (mi interessa molto il futuro: è lì che passerò il resto della mia vita – Groucho Marx).
Accertato che l’attuale “classe dirigente” dei nostri piccoli comuni della Valle Telesina non sembra in grado di gestire questo cambiamento e, soprattutto, che non ha nessuna intenzione di attivarlo o permetterlo, è necessario pensare ed attuare un’alternativa, possibile solo se ognuno smette di sfuggire la propria responsabilità personale e si impegna in prima persona.
Come amava dire Vittorio Arrigoni: “restiamo umani”; non facciamoci trattare come greggi di pecore da governare, ma come cittadini da “servire”. Smettiamo di essere sudditi poco avvezzi alla responsabilità individuale e pronti ad accettare compromessi e inclini a dare deleghe in bianco a chiunque ci faccia intravedere un qualche vantaggio personale, e comportiamoci finalmente da cittadini consapevoli e pensanti, ispirati da etica personale, solidarietà sociale e responsabilità verso l'ambiente.
Intanto, il 12 e 13 giugno prossimi, anche nei nostri paesi vorrei vedere una grande partecipazione ai REFERENDUM. I sindaci della Valle Telesina, in un incontro con Alex Zanotelli del 12 marzo scorso, avevano promesso pubblicamente di impegnarsi a pubblicizzare la consultazione elettorale e a stimolare la partecipazione al voto dei loro concittadini: non lo hanno fatto. Nonostante ciò, spero che anche nei nostri comuni ci sarà ugualmente una grande partecipazione, così come certamente avverrà in tutto il Paese, vista la grande mobilitazione di comitati, associazioni e singoli cittadini, per dire, con QUATTRO SI: no alla mercificazione dell'acqua, no ai profitti sull'acqua, no alla follia nucleare e no all' il-“legittimo” impedimento per i potenti di turno.
Se si raggiungerà il quorum, e quindi vinceranno i SI, sarà non solo una grande vittoria dei cittadini contro le speculazioni a loro danno, ma anche un altro segnale dell'irreversibilità del cambiamento in atto, che non potrà essere ignorato.
D’altra parte tutti gli amministratori pubblici, a parole, mettono al centro del proprio operato i cittadini a cui devono rispondere, obbligati anche da specifiche disposizioni legislative - dalle leggi 142 e 241 del 1990 alla riforma “Brunetta” - e stimolati da un opinione pubblica sempre più informata e consapevole (grazie anche all'uso sempre più diffuso della “rete” ed in particolare dei social network).
Ma quali cittadini sono al centro dei loro pensieri? Tutti quelli amministrati o un “campione scelto” dalla massa?
Fatto sta che lo scollamento fra l’azione pubblica dei nostri amministratori e le reali esigenze dei cittadini è sempre più ampio e la delusione e l’insoddisfazione sono sempre più palesi. D’altra parte questo non è un problema solo di San Salvatore Telesino (come per esempio ci conferma il recente comunicato di Luigi Zito e Marco Falconieri su vivitelese).
Eppure dovrebbero essere ormai chiaro che è impossibile erogare servizi adeguati ai cittadini se non si ascolta il loro parere e se non ci si fa carico delle loro istanze, “contrattando” in modo trasparente e diffuso le politiche pubbliche.
Il fatto che oggi ci sia una maggiore consapevolezza delle possibilità (sia normative che tecnologiche) di controllo diretto dell'operato degli amministratori, soprattutto dopo l’introduzione dell’obbligo di pubblicare tutti gli atti sul sito internet dell’ente, e il fatto che ci siano, almeno da parte di alcuni comitati e singoli cittadini, sempre maggiori e più diffuse richieste di attivare processi partecipati, dovrebbe consigliare un atteggiamento diverso.
Invece, dopo che persino l’ex sindaco Creta si è convinto della necessità di coinvolgere più attivamente i cittadini e di diffondere (chi meglio degli amministratori può farlo?) la “cultura della partecipazione”, qualcuno ancora sostiene di non aver mai sentito parlare di “bilancio partecipativo” e si domanda come sia possibile attuarlo!
Eppure sin dagli anni ’40 dello scorso secolo, in Paesi con “basi democratiche” ben più solide delle nostre, e con una profonda tradizione di ascolto e di coinvolgimento dei cittadini nella gestione della cosa pubblica, come gli Stati Uniti, lo sviluppo economico e sociale dei territori è impostato su azioni non imposte “dall’alto”, ma “dal basso”, ottenendo risultati importanti anche in termini di sviluppo e riducendo i conflitti. E in Svizzera si tengono almeno due referendum (molto partecipati) ogni anno.
Ma sono innumerevoli i casi di “buon governo”, soprattutto a livello locale, anche in Italia, realizzati grazie ad una gestione della cosa pubblica basata su principi, regolamenti e metodologie concrete di democrazia partecipativa.
Invece nei nostri piccoli comuni gli “eletti” continuano ad amministrare pensando di poter decidere a prescindere dagli “elettori” che invece dovrebbero servire, e a cui devono “dare conto”, dimostrando presunzione e arroganza in misura anche maggiore rispetto ad un passato in cui era molto più facile tenere sotto controllo anche le informazioni.
Si obietta che troppo pochi cittadini partecipano, che sono indifferenti,… ma se non si dimostra che l’apertura è reale, e che concretamente i cittadini possono contribuire alle decisioni, ed hanno la responsabilità di farlo, saranno sempre pochi quelli che vorranno impegnarsi in prima persona rinunciando alle comode deleghe ai loro rappresentanti politici e ai propri “dipendenti” (impiegati e dirigenti pubblici), rendendo così “sterile” la domanda di partecipazione di pochi cittadini attivi.
Insomma a San Salvatore, come in tutti i comuni vicini, diversamente dai proclami dei “nuovi” amministratori, ancora domina un modello di pubblica amministrazione burocratico e gerarchizzato ormai superato dalle norme e che non è mai stato veramente in grado di percepire e accogliere i reali bisogni e i contributi dei cittadini nemmeno quando erano disponibili tante risorse da distribuire in modo clientelare per crearsi e mantenere il consenso.
Ed ora sono i consiglieri dell’attuale minoranza, che erano tutti in maggioranza fino a due anni fa, a reclamare più spazio per la partecipazione dei cittadini!
Mi vado quindi convincendo sempre più che le ormai tante contraddizioni che abbiamo dovuto registrare fra i proclami e i fatti concreti, rendono necessaria una riflessione, per valutare in tempo utile la possibilità di una reale alternativa di qui al 2013, quando saremo di nuovo chiamati a scegliere chi dovrà amministrare la nostra Comunità nei successivi cinque anni.
Sulla base dei fatti concreti di questi ultimi anni, infatti, nemmeno l’attuale opposizione può dare sufficienti garanzie.
E’ dunque tempo che persone nuove, possibilmente giovani, non compromesse nelle vecchie ma purtroppo ancora attuali logiche, e consapevoli della loro responsabilità civica, ma anche interessate a costruirsi un futuro migliore di quello che si profila all'orizzonte, ritrovando interesse per la “cosa pubblica”, si espongano in vista di un impegno diretto nell'amministrazione, e soprattutto sarebbe necessario che molti più uomini e donne di San Salvatore Telesino, indipendenti ed indipendentemente dagli attuali due “schieramenti”, inizino a muoversi non più come tifosi, ma come “cittadini attivi”, liberi e responsabili, portando idee nuove e tensione ideale, creatività, apertura mentale, energie ... ed attivandosi per esercitare un controllo costante sull’azione dei propri amministratori e stimolarli a gestire in modo adeguato la cosa pubblica.
Lo stesso ragionamento vale anche per comuni dove si è appena votato, in perfetta continuità con il passato, come per esempio San Lorenzello e Cerreto, e per quelli dove si è votato l’anno scorso o si voterà il prossimo anno.
Sarebbe anzi molto positivo creare un movimento che coinvolga i cittadini di più comuni, riuscendo in questo modo a coordinare un vasto movimento per il cambiamento, verso forme di democrazia diretta o partecipativa, di cui si sente sempre più l'esigenza e la necessità, superando le scontate resistenze degli attuali amministratori.
I “riferimenti” politici di provenienza possono poi essere anche diversi, purché ci sia il comune denominatore della disponibilità e responsabilità personale per un impegno diretto in un sistema di democrazia partecipativa da imporre e coltivare, rifiutando definitivamente la logica della “delega”, rifiutando i proclami autoreferenziali, operando con totale trasparenza, attivando processi partecipativi e valutando l’efficacia dell’azione politica e amministrativa con idonei strumenti di rilevazione della soddisfazione dei cittadini. L’azione politica ed amministrativa, soprattutto a livello locale, non può più essere basata solo su parametri di tipo economico (sviluppo, crescita del PIL, …), ma deve mirare al benessere di tutti i cittadini (BIL - Benessere Interno Lordo), ascoltando le loro istanze, valutandole con procedimenti trasparenti, e assumendo le decisioni in base a condivise scelte di priorità.
Nel frattempo, con tutta probabilità, la crisi economica, iniziata già da tempo, ma che ormai diventa ogni giorno più evidente, facendosi “sentire” in larghi strati della società, si sarà ulteriormente aggravata, e, soprattutto, il federalismo fiscale starà per andare a regime, con tutto quel che ne consegue in termini di disponibilità di risorse economiche per l’amministrazione degli enti locali.
Proprio in tempi di crisi è necessaria una visione coraggiosa del futuro (cosa di cui i vecchi politici non sono in grado assolutamente di farsi carico) e una decisa svolta verso modelli di sviluppo diversi da quelli attuali, tutti basati sul consumo sempre maggiore delle risorse del pianeta, cioè l’avvio di una transizione verso un modello di comunità organizzate in cui dovremo essere noi stessi a poter prendere le decisioni che determineranno la qualità del nostro futuro (mi interessa molto il futuro: è lì che passerò il resto della mia vita – Groucho Marx).
Accertato che l’attuale “classe dirigente” dei nostri piccoli comuni della Valle Telesina non sembra in grado di gestire questo cambiamento e, soprattutto, che non ha nessuna intenzione di attivarlo o permetterlo, è necessario pensare ed attuare un’alternativa, possibile solo se ognuno smette di sfuggire la propria responsabilità personale e si impegna in prima persona.
Come amava dire Vittorio Arrigoni: “restiamo umani”; non facciamoci trattare come greggi di pecore da governare, ma come cittadini da “servire”. Smettiamo di essere sudditi poco avvezzi alla responsabilità individuale e pronti ad accettare compromessi e inclini a dare deleghe in bianco a chiunque ci faccia intravedere un qualche vantaggio personale, e comportiamoci finalmente da cittadini consapevoli e pensanti, ispirati da etica personale, solidarietà sociale e responsabilità verso l'ambiente.
Intanto, il 12 e 13 giugno prossimi, anche nei nostri paesi vorrei vedere una grande partecipazione ai REFERENDUM. I sindaci della Valle Telesina, in un incontro con Alex Zanotelli del 12 marzo scorso, avevano promesso pubblicamente di impegnarsi a pubblicizzare la consultazione elettorale e a stimolare la partecipazione al voto dei loro concittadini: non lo hanno fatto. Nonostante ciò, spero che anche nei nostri comuni ci sarà ugualmente una grande partecipazione, così come certamente avverrà in tutto il Paese, vista la grande mobilitazione di comitati, associazioni e singoli cittadini, per dire, con QUATTRO SI: no alla mercificazione dell'acqua, no ai profitti sull'acqua, no alla follia nucleare e no all' il-“legittimo” impedimento per i potenti di turno.
Se si raggiungerà il quorum, e quindi vinceranno i SI, sarà non solo una grande vittoria dei cittadini contro le speculazioni a loro danno, ma anche un altro segnale dell'irreversibilità del cambiamento in atto, che non potrà essere ignorato.
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Informazioni personali
- Pierluigi Santillo
- Questo è il mio blog più personale. Sono un ingegnere, laureato nel 1990 presso l'università degli studi di Napoli, orgoglioso dipendente della P.A., felice di poter svolgere un servizio di pubblico interesse, ed impegnato anche nella diffusione delle tematiche che più mi appassionano: difesa dei BENI COMUNI, sostenibilità, bioarchitettura, protezione civile, partecipazione democratica ed etica sociale e professionale.